Uno bianca. Alberto Savi dopo 23 anni esce in permesso premio

unobiancaPadova, 24 feb. – Alberto Savi, l’ex poliziotto condannato all’ergastolo per gli omicidi della Uno bianca, ha chiesto e ottenuto per la prima volta dopo 23 anni di carcere un permesso premio: dodici ore di libertà, dalle 8 alle 20, di cui ha già beneficiato trovando ospitalità in una comunità protetta. Savi, 52 anni, è detenuto nel carcere di Padova. Contro il permesso premio, come riportano i giornali locali, si era schierata la Procura della Repubblica, presentando un ricorso al via libera dato a dicembre dal giudice di sorveglianza. Per ottenere le dodici ore di libertà, il più giovane dei fratelli Savi aveva presentato una serie di relazioni degli operatori del carcere Due Palazzi che attesterebbero un percorso di pentimento iniziato da tempo, accompagnato da un coinvolgimento lavorativo prima nel call center dell’istituto di pena per conto del Cup (Centro unico di prenotazione) dell’Azienda ospedaliera e dell’Uls 16 di Padova e successivamente in un’altra realtà. Sull’ok potrebbe aver pesato anche la lettera inviata nel settembre scorso all’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, per chiedere perdono per quanto fatto.

“I nostri morti non hanno permessi  premio”. Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della banda della Uno bianca, reagisce
così alla notizia del permesso di cui ha usufruito per la prima volta dopo 23 anni Alberto Savi, il più giovane dei tre fratelli condannati all’ergastolo per i delitti del gruppo criminale. “Da poco – prosegue Zecchi parlando con l’ANSA – siamo stati  a due commemorazioni, di Beccari a Casalecchio e di Valenti a Zola Predosa, persone a cui la banda ha reciso la vita. Per noi questa gente non deve più avere voce in capitolo. Io non credo che si siano pentiti e mi auguro che dopo questo permesso la cosa finisca lì. E che i giudici non abbiano da pentirsi di averglielo dato”, prosegue Zecchi. Nella concessione del permesso a Savi può aver contribuito la lettera all’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi? “Non credo proprio che il vescovo –  risponde Zecchi – abbia il potere di influenzare la giustizia”.

“Tutta la mia solidarietà ai familiari delle vittime della Uno Bianca e pieno sostegno a quanto ha dichiarato oggi la Presidente Rosanna Zecchi – dice il parlamentare Pd Andrea De Maria – Il permesso premio ad Alberto Savi solleva molte perplessità ed interrogativi. Trovo peraltro che non si possa ignorare il fatto che il permesso sia stato concesso contro il parere della Procura, espresso nel corso del procedimento, e con la netta contrarietà dei familiari delle vittime”.

“Mi auguro che il giudice di sorveglianza” che ha concesso il permesso ad Alberto Savi “abbia figli e capisca cosa hanno fatto queste persone alle famiglie che avevano dei figli: glieli hanno tolti, il mio aveva 22 anni e mi rimane solo una tomba e non ho più lacrime da piangere”. E’ arrabbiata e triste Anna Maria Stefanini, mamma di Otello, il carabiniere ucciso dai killer della Uno bianca insieme ai colleghi Mauro Mitilini e Andrea Moneta il 4 gennaio 1991 nella Strage del Pilastro a Bologna. “La legge in Italia – dice al telefono con l’ANSA – è una vergogna, uno schifo. Che Paese è un Paese in cui persone che hanno ucciso 24 persone e ne hanno ferite 103 possono avere dei benefici? Devono gettare la chiave: nessun beneficio, nessun diritto. Non voglio vendetta, voglio giustizia. Hanno tolto la vita alle persone, la loro la devono passare in carcere fino alla fine. Che muoiano là dentro. Ogni volta che sentiamo queste cose è come se uccidessero nostro figlio di nuovo. Credo in Dio, sono cristiana ma non posso perdonare queste persone”.

“I magistrati è bene che non commentino i provvedimenti giudiziari. Però è forse il caso di chiarire che prima o poi, praticamente tutti detenuti, con la
normativa vigente, se tengono un corretto comportamento in carcere possono usufruire dei benefici di legge”. Lo dice il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, pubblico ministero che coordinò le indagini e condusse l’accusa in aula nei processi ai componenti della Banda della uno bianca, interpellato sul permesso concesso ad Alberto Savi, detenuto a Padova. Per Giovannini, allora, “la domanda è: esistono reati talmente gravi da essere esclusi da qualsiasi beneficio? Se la risposta fosse affermativa, allora l’unica strada è quella di rivedere la normativa vigente”.

“Fatto salvo il rispetto per le autonome decisioni della autorità competenti, non si può ignorare come la comunità bolognese sia turbata dal riaprirsi di antiche ferite mai rimarginate. Non dobbiamo e non vogliamo dimenticare la violenza, il male, il terrore che la banda della Uno Bianca ha disseminato uccidendo innocenti, arrecando dolore ai parenti delle vittime e violando quei vincoli di lealtà che stanno alla base della nostra democrazia”. Così Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, commenta le notizie sul permesso premio riconosciuto a un componente della banda della Uno Bianca, Alberto Savi, all’ergastolo nel carcere di Padova. “A Rosanna Zecchi e a tutti quelli che hanno sofferto per gli atti criminali della banda della Uno Bianca vanno vicinanza e affetto”, prosegue Saliera.

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