Unibo. Via Zamboni in vendita per costruire il polo Staveco

Bologna, 7 mag. – Per costruire il nuovo polo “d’eccellenza” all’ex Staveco l’Università di Bologna è pronta a vendere pezzi del cuore dell’Ateneo, in via Zamboni. C’è bisogno di 70 milioni e, secondo quanto spiega il prorettore al patrimonio Emilio Ferrari, nessun edificio è escluso dal rischio di vendita.

“La strada preferibile”, dichiara Ferrari, “è quella di creare un fondo ad hoc, rivolto ad operatori qualificati, a cui noi conferiremo gli immobili” con l’obiettivo di ricavare una quota dalle vendite. Iter che l’Università conta di intraprendere con il supporto di sponsor e “compagni di avventura che vorranno sostenere questa iniziativa”, aggiunge il prorettore.

Come avverrà la scelta? Bisognerà capire, spiega infatti Ferrari, quali edifici possono essere non solo “più appetibili” per i potenziali acquirenti, ma anche “più compatibili” con lo spostamento in altro luogo: ovvero il polo del Navile e la stessa area Staveco. Difficile quindi che ad essere messo in vendita, precisa Ferrari, sia Palazzo Poggi, sede del rettorato. Nell’elenco delle dismissioni, intanto, sono già destinati a finire alcuni immobili che non si trovano in via Zamboni: le aule di Chimica industriale di viale Risorgimento 4 e quelle di Farmacia in via San Donato 19 (l’ex Bodoniana).

Benedice i futuri spostamenti l’assessore all’Urbanistica di Palazzo d’Accursio, Patrizia Gabellini: con il progetto Staveco, “l’alleggerimento della presenza dell’Università in via Zamboni, che si tenta dagli anni ’70, può avere una chance seria”. E secondo l’assessore potrebbe persino aiutare a risolvere l’annosa situazione “piazza Verdi”, riducendo il “carico eccessivo” che ora pesa sul cuore della zona universitaria.

Protesta, invece, contro la futura vendita il Collettivo Universitario Autonomo che in una nota parla di speculazione da parte dell’Ateneo, “favorendo la grande abbuffata degli speculatori ai danni degli studenti universitari di Bologna già vessati dal caro-vita, caro-studio, caro-mensa e affitti in nero”. “Che non ci si stupisca poi se tanta sofferenza e dolore sceglie la strada dell’organizzazione delle lotte e con rabbia si affaccia nelle piazze e nelle strade” incalza il collettivo che chiede all’Ateneo un cambio di direzione e un incontro con i vertici dell’Ateneo.

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