Unibo: “Chiamare la Polizia era inevitabile”

Guerriglia in zona universitaria dopo lo sgombero del 36

Bologna, 10 feb. – “Dal primo giorno e tutti i giorni, hanno ripetutamente aperto le porte di emergenza, e abbiamo lasciato fare. Hanno sottoposto il personale ad umiliazioni, prendendosela con chi chiede solo di fare il bibliotecario. Questo per due settimane eccetto la domenica, quando il servizio ha funzionato bene. Poi siamo arrivati a giovedì: persone mascherate hanno divelto due porte di emergenza con vetri antisfondamento e le hanno portate come trofeo in rettorato. Non siamo intervenuti, sapevamo le conseguenze. Così, ieri abbiamo chiuso… certo che abbiamo chiuso il 36″. Così il prorettore vicario dell’Università di Bologna, Mirko Degli Esposti, scuote la testa in un passaggio del suo lungo colloquio oggi in Alma Mater con i giornalisti, sui disordini di ieri sera tra collettivi e Forze dell’ordine.
Degli Esposti si riferisce al nuovo servizio avanzato tramite ‘tornelli’ alla biblioteca del civico 36 in via Zamboni, grazie al quale si può tenere aperto lo spazio fino a mezzanotte, contestato e fisicamente smontato dai collettivi, al punto da dover tenere chiudere tutto. “Abbiamo chiuso un edificio che non aveva più le dotazioni di sicurezza minime. Hanno divelto due porte antisfondamento- continua nella sua ricostruzione il prorettore- da una struttura di vetro, avevamo scritto ‘lavori in corso’ e dovevamo verificare la stabilità. Sono entrati ancora una volta mascherati, hanno forzato due porte, sono entrati in una biblioteca incustodita che archivia materiale libraio. Hanno aperto e hanno fatto entrare studenti inconsapevoli…”. Dunque, procede con fermezza il prorettore, “diciamo no a un patrimonio del genere in balia di pochi che vogliono dettare le regole, qui siamo una comunità di 85.000 studenti. E tanti, giustamente, protestano per questi fatti”.
E Degli Esposti invita tutti a distinguere tra studenti veri o presunti: “Parlo alla comunità e ai veri studenti, smettiamo di chiamare studenti persone che non lo sono e forse non lo sono mai state. C’è una petizione su change.org, si tratta di studenti che si offrono volontariamente per aiutare a ripristinare la biblioteca devastata”. Il prorettore precisa che non ci sono identificazioni alla base del nuovo servizio al 36: “Il 23 gennaio avevamo aperto la biblioteca al 36, che non è un numero ma è la biblioteca di discipline umanistiche, e l’avevamo aperta senza restrizioni all’entrata. C’è solo un sistema di controllo e di verifica di chi entra. Nessuna restrizione, l’anagrafica viene raccolta solo se si accede al materiale librario. Vantiamo nella struttura un patrimonio libraio unico e invidiato in tutta Europa, volevamo solo offrire un servizio moderno, l’apertura fino alle 24, l’autoprestito, gli scaffali aperti, il noleggio dei tablet… Pensavamo che la cosa migliore fosse entrare tramite il badge, che tutti gli studenti hanno”, si rammarica ancora Degli Esposti. Il quale insiste sulla necessità di accogliere di nuovo e sempre meglio le vere istanze dei veri studenti, al di là delle violenze antagoniste: “Ci sono vari esempi… i bus al Navile non sufficienti, i 400 studenti seduti in terra a Scienze della comunicazione dove siamo andati col presidente di Lettere a verificare. Siamo lontani dai servizi europei, pur essendo un Ateneo di eccellenza in Italia, ma ci proviamo: ora ci sono due sale di lettura aperte fino a mezzanotte, un’altra la apriremo a breve”. (Fonte Dire)

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.