Unibo. A Lettere 600 studenti in assemblea, poi il corteo notturno sui viali

foto via zamboni 38 aula 3
Bologna 15 feb. – C’è lo studente di lettere, ventitré anni appena compiuti, che quando parla dell’assemblea con i suoi compagni di corso gli si illuminano gli occhi, perché “io una cosa così non l’avevo mai vista”. C’è la studentessa francese che racconta della differenza tra le sue, di assemblee, e quelle italiane. “In Francia e in Canada dove sto studiando votiamo, ma qui non è poi così diverso e poi mi sembra vada bene così”. E c’è anche la matricola, ventenne fuori sede da pochi mesi a Bologna, che si è visto descrivete in tv come un teppista e ora “con voi giornalisti non ci parlo più: avete detto che la biblioteca l’hanno distrutta gli studenti e invece è stata la celere”. Tre voci e tre volti tra i seicento che ieri sera si sono visti nell’aula 3 di Lettere, in via Zamboni 38. A pochi passi dalla biblioteca del 36, sgomberata dalla celere pochi giorni fa e ancora chiusa. In un’aula 3 strapiena tanto che alla fine si è riempita anche l’auletta 2 accanto, i seicento studenti si sono confrontati sulla questione tornelli (su cui c’è stato molto dibattito) e sull’irruzione delle celere (condannata all’unanimità), ma soprattutto hanno dibattuto e ragionato “su quello che è solo un simbolo”, ha detto qualcuno. Un simbolo, hanno spiegato gli attivisti del Collettivo universitario autonomo presente al gran completo, che è stato affrontato (e rimosso fisicamente durante un’azione di protesta) perché parlare di tornelli vuol alludere a precarietà, austerity, e a una città come Bologna “che sfrutta gli studenti lasciandoli ai margini”.

“Oltre 500 studenti e studentesse dell’Unibo sono qui per discutere della propria università! – si leggeva ieri sera sul profilo facebook del Cua, il collettivo universitario autonomo – È stato necessario aprire anche l’aula 2 per permettere a tutti di seguire l’assemblea in diretta video! Ecco i 30 violenti di cui tanto parlano i giornali!”

Tra i presenti molti universitari di lettere, antropologia, storia e giurisprudenza, utenti della biblioteca del 36, attivisti di Cua, LuBo, Crash, Làbas, Tpo. Ma si sono visti anche anarchici, comunisti e i militanti di Hobo, che stanno tentando di estendere la protesta anche a Scienze politiche “perché se a Lettere ci sono i tornelli noi abbiamo il numero chiuso”. Presente per Làbas-Coalizione civica il consigliere del quartiere Santo Stefano Detjon Begaj: “Altro che isolati, centinaia di studenti e studentesse si confrontano in assemblea, dal basso, democraticamente. Sì, proprio quelli che hanno lottato contro i tornelli e li hanno pure smontati. Chi è abituato a pontificare dall’alto guardi questa grande lezione di come si fa politica”.

In aula una discussione franca che è stata a tratti rude. Come quando qualcuno ha fatto notare al Cua che attaccare Emilia Garuti (la studentessa pro-tornelli impegnato politicamente col Pd) chiamandola “sciacalla” è stato uno sbaglio. Per il resto molto applausi, qualche dubbio sul dire ‘no’ a prescindere ai tornelli, tanti ragionamenti sul cosa fare dopo.

Tornelli, celere, Piazza Verdi. Lo speciale di Radio Città del Capo

Mentre in via Zamboni 38 gli studenti discutevano, i giornalisti sono stati tenuti fuori dalla facoltà da un gruppo di attivisti del Cua. “Noi siamo abituati a parlare con voi, ma qui dentro c’è gente che si sente minacciata. Avete scritto  male, e ora non vi vogliono. Quindi restate fuori”.

 

Come da tradizione l’assemblea non ha avuto un momento di voto, si è conclusa con una serie di appuntamenti che segneranno il probabile fronte della protesta. A cominciare dalla mobilitazione nazionale di domani giovedì 16 lanciata giorni fa dal Cua. Proprio il collettivo ha portato gli studenti, alla fine dell’assemblea, a sfilare alle 11 di sera per i viali bloccando il traffico e passando accanto alla casa di una studentessa agli arresti domiciliari dopo il corteo e la carica di venerdì in via Zamboni. Poi il ritorno del corteo in Piazza Verdi, con gli attivisti del Cua che si sono abbracciati. “È la nascita di qualcosa di nuovo? Lo dirà solo il tempo”, commenta una trentenne che ha visto l’ultimo grande ciclo di manifestazioni, e cioè l’Onda del 2008-2010. “L’Onda era molto diversa – dice un altro veterano – lì tutti erano molto politicizzati e difendevano l’università, qui invece c’è una protesta per ora solo bolognese che nasce da un’irruzione delle celere, e ancora discutiamo sui tornelli”. Le forze dell’ordine sono state sempre presenti a pochi passi da via Zamboni 38, e quando il corteo notturno è tornato in Piazza Verdi per sciogliersi è dovuto passare tra i carabinieri e i poliziotti schierati in assetto anti sommossa.

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