Un live di Bobo Rondelli a PsicoMaps

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12 giu. – La seconda volta di PsicoMaps, la trasmissione che unisce la “radio della mente” e uno dei programmi musicali di RCdC, ha visto come ospite Bobo Rondelli. L’artista livornese ha esposto alcune delle tematiche presenti nel suo ultimo album, Come i Carnevali, da lui considerato “un revolverino, di quelli che si danno ai bambini, che sparano i fulminanti”, stringendo con la sua consueta ironia un parallelo con i Beatles. Alla prima domanda che gli hanno posto Paolo, Fabio e Lorenzo di Psicoradio, quale fosse cioè il suo rapporto con l’ego, Rondelli ha subito stabilito il tono della chiacchierata: “io quando c’ho l’ego, sego”. Alle battute, però, segue subito una riflessione, sulla necessità di raggiungere “il proprio senso dell’inutilità”, e di dargli voce, compito che è proprio della poesia.

Il disco, ispirato alla figura, già omaggiata in Notturno Americano, di Emanuel Carnevali (presente nella prima canzone che Rondelli ha suonato, “Come i Carnevali” appunto), mischia episodi divertenti ad altri più riflessivi e profondi. Il tentativo è stato di “raccontare storie come piccoli film, basandomi più sulle immagini, alla ricerca di una poetica visiva più che l’uso della parola o della sonorità”, ha detto Bobo.

Il rapporto col cinema è sottolineato da una delle canzoni del disco, “La Voglia Matta“, che riprende il film di Luciano Salce con Ugo Tognazzi (di cui Bobo ha fatto una fulminea ma perfetta imitazione). La canzone, ispirata ugualmente dal conte Mascetti e da Berlusconi, parla della “paura di non riuscire ad ottenere un certo tipo di desiderio” una volta diventati adulti, o “mature”, come dice Rondelli. Tra l’imitazione di un cantante d’amore anni ’20 e quella, superlativa, di Marcello Mastroianni, Bobo ha parlato del suo rapporto con la famiglia, con suo padre e sua madre, “senzaterra” perché “sopravvissuti” alla guerra. Il ricordo di suo padre, persona dura ma “onesta dentro”, è presente nell’altra canzone che ha suonato, “Qualche Volta Sogno“, dove trova spazio anche la dimensione onirica che, ha detto, “mi aiuta a trovar pace quando mi sveglio”. A questi episodi personali si oppone, nel segno della varietà e dell’istrionismo che contraddistingue il nostro (lui parla di vocazione “scimmiotica“), l’ultima canzone che ha suonato, “Dottor Goldszmith“. Tratto dalla figura di un pedagogo che si fece deportare insieme ai bambini a cui insegnava nel ghetto di Varsavia, il pezzo è “una piccola freccia che manda in giro cose importanti e belle”. Sul finale della chiacchierata, Bobo torna sui concetti di poesia e inutilità, dimostrando quanta umiltà e serietà si possono nascondere dietro quelle che a prima vista sembrano solo battute: “Poeta è colui che fa, le mie sono solo canzonucce“.

Le prossime date del tour di Bobo:

venerdì 19 giugno: Energetica Festival – Parco La Pinetina, località Riotorto, Piombino;
sabato 20 giugno: World Refugee Day Live – Ippodromo del Visarno, Firenze + Festa Arci – Parco delle Caserme Rosse, Bologna.

 

Fernando Giacinti

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