Un altro genere è possibile, cambiare sesso senza intervento chirurgico

Un altro genere è possibile, la campagna del MitBologna, 22 apr. – “Un altro genere è possibile” è la campagna del Mit (Movimento identità transessuale) per ottenere il cambio del nome e del sesso anagrafico senza intervento chirurgico. La legge attuale, la 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso” permette sì il cambio, ma solo passando dal tribunale e dopo un’operazione chirurgica.

Ne abbiamo parlato con Milena e Cristian (in foto), due attivisti del Mit che hanno affrontato il percorso di transizione da un sesso all’altro. Milena all’anagrafe è registrata come Francesco, Cristian come Beatrice. Per lo Stato e la burocrazia italiana sono incasellati in un “sesso” in cui non si riconoscono più, con tutto quello che ne consegue. “Dobbiamo costantemente giustificare la nostra condizione – spiega Cristian – addirittura una volta ho rischiato di essere portato in Questura perché il carabiniere che mi aveva fermato non credeva alle mie spiegazioni. Sono stato costretto a farmi scrivere una lettera dalla psicologa per dimostrare il mio percorso di transizione”. Racconta Milena: “Sono sei anni che nella società mi presento come Milena  e ho già raggiunto il mio equilibrio e benessere psico fisico, eppure con la legge attuale non posso ottenere il cambio di sesso anagrafico perché non voglio sottopormi ad un’intervento chirurgico di demolizione”. Aspettando una nuova legge Milena ha avviato una causa presso il Tribunale di Modena per ottenere una sentenza che autorizzi il cambiamento di nome e sesso senza il passaggio dalla sala operatoria.

E’ per risolvere situazioni come quelle di Cristian e Milena che è nata la campagna del Mit “Un altro genere è possibile”, campagna che chiede o la modifica della vecchia legge 164 o l’approvazione di un nuova legge, ad esempio il disegno di legge 405 proposto dal senatore Sergio Lo Giudice che prevede il cambio di nome e sesso dopo una semplice istanza presentata al prefetto e dietro ottenimento di un certificato medico che attesti una disforia di genere. Insomma, niente più giudizio del tribunale e niente obbligo di invasive operazioni chirurgiche.

L’esperienza di vita di transessuali e transgender, così come la ricerca scientifica, “hanno ampiamente dimostrato – ha spiegato Lo Giudice – come l’equilibrio psico-fisico della persona transessuale non comporti necessariamente l’adeguamento chirurgico dei genitali, che al contrario spesso viene forzato dalla necessità di ‘regolarizzare’ una situazione intermedia nella quale la persona transessuale è soggetta a stigmatizzazione sociale, discriminazione, privazione dei diritti fondamentali, tra cui il diritto alla riservatezza dei dati personali sensibili, quali quelli relativi alla salute e alla vita sessuale”.

“Condizionare il cambiamento del nome e del sesso anagrafico all’intervento chirurgico – spiega il Mit – fa sì che ogni persona Trans che non desidera o non può operarsi non può mai ottenere il cambiamento del nome. In poche parole condanna le persone Trans non operate in un limbo giuridico da quale non potranno mai uscire. E’ arrivato il momento di spezzare questa catena e di pretendere che in Italia sia possibile cambiare il nome anche per chi decide di NON operarsi. L’identità sessuale è un diritto e non può essere condizionato dalla chirurgia”.

La petizione: Approvazione della proposta di legge sulla modificazione dell’attribuzione di sesso

Ecco il podcast della trasmissione:

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.