Tre anni di residenza per la casa popolare. Pd blinda la norma

Bologna, 9 giu. – Bologna, 9 giu. – La casa popolare solo a chi è residente da almeno tre anni. E’ questa una delle norme che ha fatto più discutere tra quelle contenute nella nuova riforma dell’Erp, l’edilizia residenziale pubblica.

Astenuta la Lega Nord, contrari Forza Italia e Fratelli d’Italia, M5s e Altra Emilia-Romagna, la riforma è passata coi soli voti favorevoli del Pd. Anche Sel, come previsto, ha voltato le spalle ai dem astenendosi proprio sulla delibera che introduce la soglia dei tre anni di residenza per accedere alle graduatorie per le case popolari. Ma durante il voto non sono mancate le sorprese. A metà pomeriggio, infatti, il Pd si è incartato sulle proposte di emendamento in aula, con la Giunta che arriva a stoppare il gruppo dem. Il pasticcio in particolare accade sull’emendamento presentato dai 5 Stelle, che tentava di affiancare al criterio della residenza anche quello della sede di lavoro e del luogo dove la persona ha stabilito i propri “affari e interessi”. In un primo momento, il capogruppo Pd Stefano Caliandro accende il semaforo verde alla proposta M5s, che aveva raccolto tra l’altro il favore anche di Sel e Altra Emilia-Romagna, pur contrarie al principio della residenza. Un tentativo politico di fatto per tenere insieme la maggioranza di centrosinistra da parte del Pd viste le critiche degli alleati vendoliani al provvedimento. Nei banchi del centrodestra scatta però una mezza rivolta. Proteste che spingono Caliandro a chiedere una sospensione della seduta per una verifica tecnica sull’emendamento.
Al ritorno in aula, la vicepresidente Elisabetta Gualmini mette la parola fine alla discussione: “Comprendiamo il senso positivo dell’emendamento M5s- afferma Gualmini- però tecnicamente avevamo inteso che il riferimento ad affari e interessi fosse equipollente all’attività lavorativa stabile. Invece equivale al domicilio, che però è una categoria che mette in crisi i Comuni”. E così la proposta dei 5 stelle viene bocciata, con l’applauso in aula dei consiglieri regionali della Lega Nord.

All’interno della riforma trovano posto i fondi per il recupero degli alloggi popolari, per il sostegno agli affitti e alle giovani coppie. In totale 70 milioni di euro, di cui circa la metà (35 milioni) sono destinati al recupero e alla manutenzione delle case popolari. Si tratta di risorse che arrivano dal Governo, legate al piano casa Lupi. Viale Aldo Moro stanzia poi 12 milioni per il nuovo bando per le giovani coppie.

E’ stato anche ripristinato il fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche con un milione di euro e sono previsti “incentivi forti per social housing e co-housing”. Inoltre, segnala la vicepresidente, “finalmente” sono arrivati oltre 10 milioni dallo Stato per il fondo per l’affitto e cinque-sei milioni sono a disposizione dei Comuni nel fondo per morosità incolpevole, per gli inquilini che fanno fatica a pagare l’affitto a fine mese. Dall’inizio di questo decennio, sottolinea peraltro la Regione, il problema della casa si è fatto sempre più pressante. I provvedimenti di sfratto sono passati dai circa 3.500 del 2001, ai poco più di 5.600 nel 2008 per arrivare a quota 7.642 nel 2013. Gli sfratti per morosità sono saliti dai 5.000 del 2008 ai 7.400 del 2013. Per quanto riguarda le liste d’attesa per l”assegnazione di una casa popolare, le famiglie in graduatoria Erp erano 34.251 alla fine dell’anno scorso in tutta l’Emilia-Romagna. Il patrimonio di alloggi pubblici in regione ammonta ad oggi a 55.628 case, di cui il 93% occupati da 119.000 persone.

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