The Catastrophist: per i Tortoise la chiave è sperimentare

 

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Bologna 9 feb. – The Catastrophist è l’ultimo album della leggendaria band statunitense Tortoise scelto da Class come disco della settimana. In attesa del loro concerto il 19 febbraio al Locomotiv Club, che apre l’edizione 2016 dell’Express Festival, abbiamo chiacchierato a Maps con il cantante Douglas McCombs per scoprire le sfumature di un album tanto atteso e giunto dopo ben sette anni dal precedente Beacons of Ancestorship.

Un disco che racchiude lo spirito di una città simbolo della sperimentazione anni ’90: Chicago. La “Windy City” è la madre del progetto, come racconta Doug ai nostri microfoni: “La città di Chicago ci aveva incaricato di scrivere alcuni pezzi legati alla metropoli coinvolgendo anche la comunità jazz“. Ma per i Tortoise non è un problema perché la parola sperimentare è la chiave della loro creazione, la stessa che ha reso Chicago uno degli scenari più importanti per la musica di quegli anni. Ecco che in The Catastrophist è possibile ascoltare alcune tracce come “Rock On”, cover di David Essex e descritta da Doug come “la canzone più ascoltata alla radio in America. La trasmettono continuamente da trent’anni e una volta, andando verso lo studio, l’ho ascoltata e ho pensato immediatamente di proporla per inserirla nell’album”. Poi c’è “Yonder Blue” in cui la voce viene utilizzata come uno strumento. Un “incidente felice” racconta Doug: “Non prestiamo troppa attenzione a ciò che facciamo. Ad esempio, la cover ‘Rock On’ è stata semplicemente divertente suonarla. In ‘Yonder Blue’, invece, la musica era pronta e abbiamo pensato: perché non inserire la voce? Così abbiamo contattato la nostra amica Georgia Hubley e senza darle nessun tipo di istruzione ci ha prestato la sua voce e questo è il risultato”.

Nonostante 25 anni di carriera e sette dischi alle spalle, i Tortoise non nascondono che, ogni volta, cominciare a scrivere è un procedimento lungo e difficile: “Per The Catastrophist abbiamo cominciato a lavorarci su dal 2014. Il punto è che impieghiamo molto tempo prima di focalizzarci totalmente sull’album. Una volta che troviamo il punto andiamo abbastanza veloci ma sino a quel momento il procedimento è estremamente tortuoso, ricco di revisioni continue e canzoni riscritte.”

Infine terminiamo l’intervista con una curiosità riguardo a The Brave and the Bold del 2006 realizzato in collaborazione con il cantautore folk Bonnie ‘Prince’ Billy. Un album di cover in cui compaiono pezzi come “Daniel” di Elton John o “That’s Pep” dei Devo: ma il pezzo perno di tutto è “Thunder Road” di Springsteen, come ci ha raccontato il nostro ospite alla fine dell’intervista: “Quella canzone è il punto di partenza e responsabile dell’intera collaborazione. Il padre di un nostro amico in comune, grande fan di Springsteen, chiese a Will Oldham di suonare ‘Thunder Road’, ma lui ha risposto che l’avrebbe fatta solo se fossero stati i Tortoise ad accompagnarlo”.

Elena Usai

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