“Diffondevano estremismo violento”. Quattro marocchini espulsi a Bologna

Bologna, 23 nov. – E’ stata disposta l’espulsione per quattro uomini di origine marocchina, residenti a Casalecchio, accusati di inneggiare al Jihad. Il decreto, eseguito dalla Digos di Bologna, è stato firmato dal ministro dell’interno Angelino Alfano che ha spiegato di aver firmato “per motivi di sicurezza dello Stato”.

I quattro uomini erano stati indagati nel 2010 in un’inchiesta sul terrorismo islamico, che ipotizzava il reato di “addestramento o comunque istruzioni sull’uso di esplosivi o armi da fuoco, sostanze chimiche e batteriologiche con finalità terroristiche”.

Donata Malmusi, avvocato di Said Razek, 40 enne residente in Italia da 11 e ora espulso in Marocco, annuncia di voler impugnare il provvedimento amministrativo. “Tutto il materiale su cui si basa l’espulsione  risale al 2012. Quella di Alfano decisione azzardata”.

Nelle perquisizioni era stato anche trovato del materiale inneggiante alla jihad, che aveva portato alla richiesta al gip dell’emissione di misure cautelari. L’inchiesta è stata attualizzata con controlli fino a quest’anno. Le misure erano state chieste prima dell’estate ma erano state rigettate dal gip Letizio Magliaro a inizio settembre in considerazione del fatto che il materiale era stato scaricato da internet, e quindi non veniva ritenuto provato che fosse finalizzato ad una azione di indottrinamento jihadista. Dopo il rigetto dalla procura bolognese è partita la richiesta alla polizia giudiziaria, in questo caso la Digos, di individuare ogni modalità possibile per tutelare la sicurezza nel tempo più rapido. Questo perché oltre al materiale di propaganda trovato inizialmente si era poi trovato altro, come un libretto tecnico operativo per la guerriglia in città e indicazioni per la fabbricazioni di esplosivi, e questo è stato ritenuto dagli inquirenti, “un salto di qualità”. Si tratterebbe di una sorta di manuale, scaricato da internet, dove si ipotizza e si illustra come fare un attentato alla sede della Banca Centrale Europea.

I quattro abitavano nella zona di Casalecchio di Reno, nel bolognese, e almeno uno di loro frequentava un centro di preghiera in via Rigola. Uno dei quattro era ritenuto elemento ‘guida’ religioso. Nell’indagine c’era anche un quinto indagato, che nel frattempo, secondo gli inquirenti, risulta già partito per l’Iraq per combattere.

Per il sindaco Virginio Merola è una buona notizia.  “Mi sembra un provvedimento ben fatto, che testimonia- afferma il sindaco, a margine del Consiglio comunale- che c’è un controllo da parte della nostra intelligence. Quindi bene, una buona notizia”.

“La sicurezza di Bologna è anche la nostra, dunque ben venga qualsiasi operazione contro il terrorismo”, ha commentato il coordinatore della comunità islamica Yassine Lafram. Almeno uno dei quattro espulsi frequentava la moschea di via Rigola. Ma Lafram respinge con forza la richiesta di chiudere i centri di preghiera islamici in città, ribadita anche oggi dalla Lega nord.  “Ci preoccupano però le generalizzazioni e gli attacchi diretti alla comunità islamica – ha detto ancora – i musulmani in città e provincia sono più di 40mila, e 4 persone non possono macchiare la faccia di 40mila”.

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