Teho Teardo: Nerissimo è esattamente dove volevamo arrivare

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11 mag. – “Per ‘Ulgae’ ci siamo inventati una specie di opera microbiologica tutta ambientata su un vetrino per colture batteriche: non c’era spazio per gli umani e quindi gli attori sono batteri”: ecco una delle canzoni di Nerissimo secondo le parole di Teho Teardo, autore insieme a Blixa Bargeld dell’album, già disco della settimana di Maps, al telefono con noi giovedì 5 maggio, poche ore prima del bellissimo Murato che ha visto i due musicisti (accompagnati da un quartetto d’archi, da Martina Bertoni al violoncello e da Gabriele Coen al clarinetto basso) sul palco del Locomotiv Club.

Una collaborazione nata a teatro che ha portato i due a Still Smiling e quindi all’ep Spring! “Avevamo ancora delle cose da dire: Nerissimo è esattamente dove volevamo arrivare musicalmente”, ha detto ai nostri microfoni un soddisfattissimo Teardo, ribadendo che il lavoro tra lui e Blixa non sia mai avvenuto a distanza, per corrispondenza: “Nonostante la tecnologia lo consenta, di solito io preparo qualche idea e poi ci vediamo o da me o a Berlino e lavoriamo assieme, perché qualcosa può succedere in una stanza, davanti a un microfono. Certe cose si fanno assieme, altrimenti non sono collaborazioni”.

Un disco profondo e stratificato, a partire dalla copertina, ispirata a Gli ambasciatori, dipinto da Holbein il Giovane nel 1533: “Il quadro racconta le nostre vite: gli ambasciatori sono amici e non si incontrano da tempo. Sul tavolo ci sono riferimenti alla vita di queste persone e noi li abbiamo sostituiti con oggetti che si rifanno alle nostre vite”. Le vite vere dei due musicisti dovevano inizialmente trasparire nel titolo del disco: “Doveva chiamarsi ‘Christian e Mauro’, come i nostri veri nomi che abbiamo messo da parte: era una cosa divertente! Poi abbiamo sentito il materiale e ci siamo resi conto che non aveva nulla a che fare col titolo. Abbiamo quindi deciso, in modo classico, di chiamarlo come uno dei brani”.

Si tratta, forse, dell’unica soluzione “facile” che i due hanno adottato per l’album: Nerissimo, infatti, è stato per Bargeld e Teardo anche un terreno di sperimentazione: “Abbiamo usato molto il clarinetto basso nel disco perché era per me troppo facile ormai scrivere musica per violoncello: avevo bisogno di uno strumento affine che io non conoscessi. Ho bisogno di evitare di passare dove sono già stato e quindi ho pensato al clarinetto basso, senza nemmeno conoscerlo bene: ho incontrato una serie di complicazioni che hanno reso ancora più interessante tutto il percorso di avvicinamento a un suono che non si controlla ancora“. Lasciare le zone di sicurezza è importante? “Per me è fondamentale”, ha concluso Teardo. “Mi innesco quando mi trovo a disagio e per farlo prendo decisioni molto rigide. Per esempio, io sono un chitarrista, ma ho deciso che per tutto il prossimo anno in studio userò solamente una slide guitar che ho comprato a Londra e non ho mai suonato in vita mia. Credo che nei limiti ci sia ancora più libertà“.

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