Teatro Comunale. Parte il piano di risanamento: mobilità per 30 lavoratori

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Bologna, 10 mag. – La Fondazione lirica Teatro Comunale di Bologna comunica in una nota di aver avviato oggi “la procedura di mobilità riguardante 30 profili professionali di dipendenti a tempo indeterminato”.

Si tratta del primo passo di un cosiddetto ‘trasferimento’ annunciato da settimane di trenta dipendenti, fra tecnici e impiegati, alla società ministeriale Ales, per ripianare 1,5 dei 2 milioni di disavanzo del Teatro dovuto ai tagli statali al Fus. “A seguito di quanto previsto dal piano di risanamento ex L.112/2013 (cosiddetta ‘Legge Bray’)”, scrive la fondazione, la procedura è stata avviata e ne “è stata data informativa alle organizzazioni sindacali, con le quali si auspica di avviare un percorso proficuo, teso a ricercare soluzioni concordate”. Nelle scorse settimane i sindacati, contrari al passaggio dei 30 dipendenti ad Ales con contratti di cui si sa poco o nulla, avevano sollecitato un intervento del sindaco Virginio Merola per il versamento del mancato contributo statale, ma il sollecito del primo cittadino non ha bloccato la procedura. Con la mobilità si intende “raggiungere un più efficiente grado di ottimizzazione dei costi di gestione del Teatro – spiega la fondazione – garantendo al tempo stesso l’alta qualità della programmazione. In sintonia con quanto già dichiarato dal ministro Dario Franceschini, anche in occasione della sua recente visita a Bologna – prosegue la nota – è certamente prioritario trovare possibili ricollocazioni di personale della Fondazione Teatro Comunale di Bologna all’interno di Ales Spa, società interamente detenuta dal Mibact, dedicata alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale”.

Per i sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil l’apertura della procedura di mobilità per 30 dipendenti della Fondazione Teatro comunale di Bologna è una scelta “sbagliata, grave e dannosa“. I sindacati rilevano in una nota di aver offerto “ampie disponibilità” per affrontare in modo condiviso un disavanzo “provocato innanzitutto dal continuo crollo dei contributi ministeriali“, ma “questa direzione ha preferito interrompere le trattative in corso facendo perdere tempo prezioso, smentendo gli accordi già sottoscritti, ed in contraddizione con le procedure previste dalla stessa legge Bray”. “Gli elementi di chiarezza e di garanzia richiesti dai sindacati”, prosegue la nota, “a partire dalla stabilità dei contributi pubblici, dalle informazioni sui fantomatici posti di lavoro in Ales, nonché sulla volontarietà certificata delle eventuali ricollocazioni, non sono stati in alcun modo forniti” dalla Fondazione Teatro comunale. Ed è “ancora più intollerabile” per i sindacati che la procedura di mobilità, preludio ai licenziamenti, venga aperta “dopo che le stesse esigenze di chiarezza e le stesse garanzie erano state espresse, a seguito di forti sollecitazioni dei sindacati, dal sindaco e presidente della Fondazione Teatro Comunale Virginio Merola, e dall’assessore alla Cultura del Comune di Bologna Davide Conte. Nei prossimi giorni, con i lavoratori – conclude la nota – decideremo che iniziative intraprendere per sostenere questa vertenza che parte con i peggiori presupposti”. (ANSA).

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