Taxisti, Uber, Foodora. Difesa di casta, sfruttamento o sharing economy?

Bologna, 22 feb. – I taxisti italiani protestano, i clienti chiedono un servizio migliore e più economico, le associazioni dei consumatori pretendono le liberalizzazioni “perché non siamo più nel 900” magari aprendo proprio allo spauracchio Uber, piattaforma web che si presenta con lo slogan “Registrati per guidare o tocca per effettuare delle corse”. Nel frattempo, il governo per placare i taxisti in rivolta annuncia norme anti-Uber, e a Torino i rider di Foodora, app web tra le tante nate all’interno della cosiddetta gig-economy, sono stati “sloggati” (licenziati) dall’azienda perché hanno chiesto paghe più alte. Un settore, quello della gig-economy dove i lavoratori sono attivati “just in time” da piattaforme web, che in Italia è poco o per nulla normato. E che spesso viene associato, a volte erroneamente, con il grande mondo della sharing economy.

Ne abbiamo parlato a “Oltre le mura” partendo dalla protesta dei taxi per arrivare a Foodora. Ospiti Riccardo Carboni, presidente della coop Cotabo di Bologna, Alessandro Tedeschi di Ascom Taxi Bologna, Vincenzo Donvito dell’Aduc – associazione diritti utenti e consumatori, Marco Grimaldi di Sinistra Italiana, l’ex rider Foodora Peppe Cannizzo e Gea Scancarello, giornalista esperta di sharing economy e autrice del saggio Mi fido di te (Chiarelettere).

 

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