Tap, in Puglia ancora proteste: “Quel gasdotto non lo vogliamo” – Video

Lecce, 15 mag. – Notte di protesta in Puglia. Gli attivisti del movimento No Tap, che da tempo si battono contro il maxi gasdotto Trans-Adriatico, hanno bloccato la strada provinciale per Calimera, in provincia di Lecce. Il blocco è stato tentato all’altezza della Masseria del Capitano, luogo in cui i camion dovevano trasportare e depositare gli ultimi 12 ulivi espiantati dall’area del cantiere (San Basilio). 150 attivisti, chiamati a raccolta con un’assemblea per le strade della città, hanno creato un cordone umano per fermare i lavori di espianto, necessari per poi procedere in un secondo momento con gli scavi e la posa delle tubature.  Sul posto sono arrivate cinque camionette della polizia (video) a scortare i mezzi di Tap. Gli agenti in assetto antisommossa hanno prelevato gli attivisti con la forza con l’intento di procedere all’identificazione. La protesta è proseguita comunque per tutta la notte.

Non è stato l’unico momento di tensione. Già sabato 6 maggio un autobus con a bordo 58 attivisti che da Lecce viaggiava per raggiungere la manifestazione contro il “G7 dell’economia” a Bari era stato affiancato e poi scortato da un’auto della polizia fino ad una stazione di servizio nei pressi di Cozze, a 30 chilometri dal capoluogo pugliese, dove era stato bloccato per circa un’ora mentre tutti i viaggiatori venivano sottoposti al controllo dei documenti.

“Sono Pati, ho 65 anni e sono un terrorista”. Così aveva commentato l’accaduto, al megafono del corteo, Ippazio Antonio Luceri, docente del Liceo scientifico Stampacchia di Tricase e storico della Resistenza nel Salento. Il professore porta avanti da 15 giorni con un gruppo di attivisti No Tap lo sciopero della fame, iniziato in solidarietà con l’oncologo Giuseppe Serravezza e protrattosi assieme alle diverse forme di lotta del movimento contro il gasdotto turco-azero che dovrebbe approdare sulle coste pugliesi. “Ci trattano come delinquenti, noi stiamo difendendo la nostra terra” aveva urlato, rivolto alle persone assiepate in strada o affacciate ai balconi durante il passaggio del corteo di 300 persone che ha attraversato Bari, blindata dalle forze dell’ordine.

Dopo la sentenza del Tar ed il ritorno delle barricate nella zona del Presidio e del cantiere, la Prefettura di Lecce aveva ospitato un Tavolo tra il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ed il country manager di Tap, Michele Mario Elia, approdando ad una tregua, in vista dell’inizio della stagione turistica, fermando il trasferimento degli ultimi 43 ulivi eradicati che anzichè essere trasportati in zona masseria del Capitano, resteranno a San Basilio, messi a dimora in vasi, fino al 30 ottobre.

Ma la protesta non si è fermata nemmeno quando, il 27 aprile, durante un blitz notturno, le forze dell’ordine hanno abbattuto con le ruspe le barricate erette dagli attivisti, consentendo alla società di portare a termine l’espianto degli ultimi 12 ulivi da invasare.

La posizione netta del movimento No Tap contro l’ipotesi del cambio di approdo del gasdotto, proposto e supportato da alcuni sindaci salentini e dal Presidente della Regione, Emiliano, è stata ribadita anche in occasione del sit-in dello scorso 11 maggio in Piazza Montecitorio a Roma. Ad aprile 94 sindaci dei 97 comuni salentini avevano scritto al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio chiedendo l’apertura di un tavolo tecnico per “un’attività di ricerca di soluzioni alternative” in merito all’approdo del gasdotto. La mancata risposta da Roma a questo appello ed alla lettera inviata da Emiliano al presidente del consiglio Gentiloni la scorsa settimana dopo la visita all’oncologo Serravezza in sciopero della fame, avevano portato i sindaci a Roma per una manifestazione alla quale il movimento ha scelto di non partecipare.

“Per Tap nessun approdo. Qualunque siano i contenuti e gli esiti dei un ipotetico incontro con il Governo – ha comunicato il movimento in una nota su Facebook – noi siamo contrari a qualunque approdo alternativo del gasdotto perché ci opponiamo in toto alla realizzazione dell’opera. Abbiamo sempre creduto, e continueremo a farlo, che il malaffare si può sconfiggere e che con il malaffare non si tratta.”

Il riferimento è alle due inchieste de l’Espresso su Tap e sulle origini opache del gasdotto e delle società coinvolte che, come ha raccontato Paolo Biondani ai microfoni di Radio Città del Capo, si presenta a tutti gli effetti come un’opera strategica per i tre regimi interessati, Turco, Azero e Russo, coinvolti nel progetto.

      Paolo Biondani

Così il movimento No Tap, di ritorno dalla Marcia Popolare del 6 maggio che ha visto la partecipazione di 15 mila persone in Val Susa, si lega ai movimenti territoriali in lotta contro le grandi opere, negando ogni possibilità di approdo alternativo e ribadendo il proprio “né qui né altrove“. Noi di Radio Città del Capo siamo andati a Melendugno e con Marco Santoro Verri del movimento No Tap ed il Collettivo Terra Rossa di Lecce abbiamo attraversato le strade, le spiagge e le campagne salentine che secondo i progetti di Tap saranno attraversate dal gasdotto.

di Chiara Magrone

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