La musica italiana più segreta è una Superonda

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5 ott. – Più di 660 pagine di puro godimento, un viaggio attraverso quindici anni di musica italiana “underground” e non solo, con rimandi necessari alla storia culturale, sociale, politica del nostro Paese tra i primi anni ’60 e la metà degli anni ’70, dal successo popolare di Morricone e degli spaghetti-western all’evento di Parco Lambro del 1976. Tutto questo è Superonda – Storia segreta della musica italiana, pubblicato da Baldini e Castoldi e scritto da Valerio Mattioli, che è stato ieri ospite di Maps insieme ad Alarico Mantovani, conduttore di Pangea e estimatore del volume e sabato 8 ottobre sarà al Modo Infoshop per presentarlo.

Sono centinaia gli autori, i dischi e gli eventi di cui si parla nel libro, ma siamo partiti dal personaggio ritratto nella foto, Franco Battiato, e di come la sua immagine sia stata rivoluzionata da uno dei personaggi chiave dell’epoca (e del libro) Gianni Sassi, “pubblicitario sui generis che inventa Battiato” (come ha giustamente detto Alarico), coinvolgendo anche Bologna in un’installazione in piazza Santo Stefano per Pollution. “Un episodio particolarmente significativo, un’installazione/concerto/happening (…) in cui si mescolavano piani ambigui e contraddittori: c’era un intervento sulla città, una festa, una performance di musica d’avanguardia e… un’operazione pubblicitaria, finanziata da una fabbrica molto nota di ceramiche e mattonelle”, ha raccontato Mattioli ai nostri microfoni, sottolineando come la figura di Sassi (artefice anche degli Area) sia legata a questi mescolamenti non sempre accolti bene dai “duri e puri”.  Una fusione di linguaggi diversi a cui ci siamo abituati e di cui Sassi è stato un anticipatore, un po’ come Malcolm McLaren fece con il punk qualche anno dopo.

Un altro degli argomenti chiave del libro riguarda la library music, brani firmati da grandi compositori (da Piero Umiliani a Egisto Macchi) al fine di commentare servizi televisivi o documentari: “Erano anche valvole di sfogo per tante figure della nostra musica che non avevano mezzi e ambiti in cui sviluppare il proprio percorso musicale: il prezzo da pagare erano tirature bassissime. Ma negli ultimi anni c’è stata un’immane riscoperta di questi album, con un diluvio di ristampe, al punto che, come mi capita di dire, può essere che ne siano uscite due o tre negli ultimi cinque minuti.” Una Superonda, insomma, di cui sentiamo gli influssi ancora oggi.

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