Arrestato due volte per stalking. Si impicca in carcere

Bologna  – Un uomo di 28 anni, arrestato lunedì per stalking, si è ucciso impiccandosi nel bagno della cella nel carcere della Dozza.  Inutili i soccorsi e i tentativi di rianimarlo.

La pm di turno Morena Plazzi ha aperto un fascicolo con l’ipotesi tecnica di istigazione al suicidio, per poter disporre l’autopsia. Il giovane, di origine romena, era uscito dal carcere a dicembre, dopo aver scontato una condanna a otto mesi per atti persecutori nei confronti della ex fidanzata, una connazionale di 31 anni, ex prostituta.
Appena fuori, aveva ripreso a perseguitare la donna, creando anche dei falsi profili social per spaventarla. Lei lo aveva nuovamente denunciato e la Polizia, lo ha ancora una volta arrestato. In mattinata l’arresto è stato convalidato e la custodia cautelare in carcere confermata. Poco dopo il rientro in cella, si è ucciso. Pare che in passato avesse tentato di uccidersi.

Del suicidio ha riferito anche il sindacato Sappe, con Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto e Francesco Campobasso, segretario regionale. “Ricordiamo – hanno scritto in una nota – che la polizia penitenziaria, nonostante le molte difficoltà operative e le carenze di organico, ogni anno salva da morte certa oltre 1000 detenuti che tentano il suicidio”.

Domenico Maldarizzi, Uil penitenziari della Dozza, parla di un ritorno del sovraffollamento nel carcere di Bologna

“Il momento che segue la convalida dell’arresto o dell’esecuzione della custodia cautelare è il più critico, perché vengono a mancare tutti i punti di riferimento”; per questo motivo, “tutti i destinatari di provvedimenti negativi sulla libertà dovrebbero essere sorvegliati a vista nei primi giorni di detenzione”.
A sostenerlo è Desi Bruno, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, che questo pomeriggio ha visitato il carcere di Bologna dopo che nella giornata di ieri un detenuto di 28 anni, arrestato lunedì, ha scelto di togliersi la vita.
“Il ragazzo non era sorvegliato a vista perché secondo quanto riferito dalla direzione non c’erano stati elementi indicativi di una forte propensione al suicidio- riferisce la Garante-, ma la letteratura scientifica in materia ci insegna che non sempre l’intervento psicologico è dirimente, anzi, chi è davvero determinato spesso non cerca attenzioni. Anche per questo motivo le circolari del Dipartimento di amministrazione penitenziaria raccomandano la massima attenzione proprio nei primi giorni successivi alla convalida”.
Il giovane, riporta la vicenda la Garante, aveva scontato una condanna definitiva per stalking di 8 mesi, terminata a dicembre 2015: un periodo durante il quale, secondo quanto riferito dalla direzione, “non aveva mai mostrato alcuna segnalazione di disagio, e un fitto rapporto con il mediatore culturale, per un totale di cinque incontri, lo dimostra- racconta Bruno-, anche se i detenuti autori di reati sessuali dovrebbero essere sottoposti a particolari interventi trattamentali”.
Dopo l’arresto nella giornata di lunedì, per un nuovo episodio di stalking, prosegue la Garante, al detenuto è stato prima convalidato l’arresto e poi è stata data esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare. Dall’incontro con la psicologa, riferisce, non è emerso nessun elemento di sofferenza particolare, “se non la sorpresa per il provvedimento che lo tratteneva in carcere”. Dopo aver pranzato con il ristretto con cui condivideva una cella dell’infermeria, il ragazzo ha usufruito di solo metà delle sue ore d’aria, preferendo tornare in cella, dove mezz’ora dopo è stato trovato morto da un agente di polizia penitenziaria: da questo e da altri dettagli risulta evidente la premeditazione e la preparazione del gesto, conclude Bruno.

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