Studenti e personale del 36, parlano i pro-tornelli: “Ecco perché li vogliamo”

tornelli controllo accessi via zamboni 36Bologna, 11 feb. – I tornelli servono? Gli studenti li vogliono? E il personale che lavora che dice? La discussione da giorni sta coinvolgendo tutti i frequentatori abituali di via Zamboni. Gli universitari, ma anche i lavoratori dell’Ateneo. I collettivi ieri hanno portato in piazza 500 studenti per dire ‘no’ ai tornelli e all’intervento delle celere in università, un fatto che la Cgil definisce “grave e del tutto inadeguato per risolvere il problema“. Nel mare magnum di facebook, tra commenti, discussioni accese tra pro e contro e dibattiti infiniti ci sono le voci di chi invece vede l’utilità dei tornelli, studenti che la biblioteca di via Zamboni 36 la utilizzano e personale dell’Alma Mater. Vi proponiamo un post facebook di Emilia Garuti che al 36 ha lavorato per 4 mesi, e una lettera arrivata in redazione e firmata da tre studentesse.

La lettera della lavoratrice. “Sono di sinistra, e voglio i tornelli”

“Sulla questione tornelli non voglio arrivare e fare l’esperto a della situa ma avendo lavorato tutti i giorni per 4 mesi al 36, qualcosa posso dire – scrive su facebook Emilia Garuti – Chi mi conosce potrà confermare che potete trovare poche persone più di sinistra di me, ma voi lì non c’eravate. Quando abbiamo visto arrivare al front desk una ragazza in lacrime coi pantaloni pieni di sperma, voi non c’eravate. Tutte le volte che abbiamo dovuto chiudere i bagni per giorni per disinfettarli completamente perché ci abbiamo trovato delle siringhe, voi non c’eravate. Quando per una rossa hanno spaccato la vetrina dell’area ristoro e abbiamo dovuto convivere per settimane con una ronda di guardie giurate armate e con pastori tedeschi, voi non c’eravate. Quando, solo perché volevo avvertire la malcapitata di uno scippo, sono stata inseguita fin dentro la biblioteca è minacciata di botte, voi non c’eravate. E nonostante queste siano le cose che succedono quando la biblioteca è aperta la sera, quest’anno si è deciso di prolungare l’orario di apertura fino a mezzanotte proprio per garantire più tempo allo studio. Queste aperture sono basate sulla fiducia, fiducia che in questo modo viene tradita. Il comunismo e la libertà totale degli spazi sono concetti sacri, ma presuppongono l’utopia che tutti siano brave persone e che rispettino il concetto che la mia libertà termina dove inizia la tua. Non è stato così è la situazione è grave, così bisogna intervenire con misure drastiche di modo da poter garantire la libertà che si meritano le persone che davvero vogliono studiare, che hanno rispetto per gli altri e per gli spazi che hanno contribuito a pagare e che non si meritano che gli venga eiaculato addosso. A coloro che protestano al grido “noi siamo studenti che vogliamo studiare”, a parte la grammatica che forse è quella che devono studiare e non riescono per colpa della polizia, dico solo che se siete veramente studenti allora avrete il badge e non avrete problemi a passare i tornelli e avrete anche il rispetto di non rompere i tavoli e le sedie dove tutti studiamo gettandoli in aria e di non strappare i libri di studio che sono di tutti e che poveri stronzi come ero io poi dovranno riaggiustare e mettere a posto. A quelli dico: non è voi studenti che i tornelli vogliono lasciare fuori, ma tutti quelli che usano la biblioteca come porcile per drogarsi e fare i proprio comodi.
Quelli che sono favorevoli alla protesta e che vivono ogni giorno la realtà del 36 probabilmente avranno motivazioni migliori delle mie per pensarla così.
Ma a quelli che condividono su fb la notizia inneggiando alla libertà (pur criticando ovviamente i modi violenti) che non vivono più o meno quotidianamente il 36 (e badate che dico proprio il 36 perché se da facoltà a facoltà le biblioteche cambiano, in via zamboni cambiano da edificio a edificio) ecco a quelli proibisco di parlare della faccenda (anche se poi fanno come vogliono) perché davvero ragazzi, non ne sapete un bel niente. È un pessimo modo di fare politica quello di sparare grandi massime senza calarsi nella realtà dove c’è il problema. Se volete protestare, fatelo per la situazione di degrado insostenibile che ha costretto a usare questi metodi che certo non risolvono il problema tenendolo fuori, ma magari garantiscono una piccola dose di pace per studiare. L’ho tenuto lungo”.

Le tre studentesse: “I tornelli ci tutelano”

Siamo tre studentesse – scrivono Alessandra, Chiara e Simona –  Ormai da 5 anni siamo figlie dell’Alma Mater, critiche fin dal primo momento sulle vicende che in questi anni hanno visto protagonisti gli studenti di Bologna, da sempre sensibili alla tutela e alla difesa dei diritti universitari e civili. In questo periodo non abbiamo potuto non sviluppare un certo orgoglio verso l’Unibo, che ci ha visto crescere e formare e crediamo che in molti condividano questo nostro stato d’animo. Gran parte degli esami sono stati preparati nella Biblioteca di Lettere di Via Zamboni 36, indubbiamente luogo di cultura, di incontro, di scambio, di studio e talvolta, perché no, anche di pause pranzo dato che la struttura lo consentiva. Per tanto tempo è stata come una seconda casa, riconfermandosi il simbolo del luogo volto alla partecipazione attiva, che tanto ci piaceva e come lo era da generazioni. Tuttavia, le nostre visite lì sono col tempo sempre diminuite, fino al punto di passarci solo davanti, senza alcuna voglia di entrarci. Questo perché, a nostro rammarico, non avevamo la sensazione di essere al sicuro. Eclatante il caso della ragazza molestata sessualmente da un ragazzo che le studiava accanto; di impatto e purtroppo di routine le siringhe trovate nei bagni e i numerosi furti (sempre più ingenti e frequenti) avvenuti sotto gli occhi di tanti studenti ciechi e silenziosi. Non meno degno di nota il fatto che ormai il cortile di ristoro dedicato alle pause studio rendeva il posto la succursale dei traffici di Piazza Verdi e “rifugio” della gente che normalmente vi si aggirava.
SOS! Quel sistema che ci è stato invidiato per anni e che noi studenti bolognesi tanto ci vantavamo di avere presenta una falla!
Qualche misura di sicurezza era indubbiamente necessaria e all’idea del rettore Umbertini di porre dei tornelli in entrata, insieme a quella di prolungare l’apertura fino a mezzanotte non abbiamo potuto fare altro che sorridere.
Pertanto una visione negativa dei fatti non riusciamo a comprenderla. Tantomeno reazioni inspiegabilmente esagerate. Improvvisamente l’anarchia ha iniziato a prendere il sopravvento. Fino ad arrivare all’assurdo. I tornelli sono stati smontati e portati dal rettore. L’università, dapprima chiusa per ragioni di sicurezza, è stata occupata costringendoci ad assistere a delle immagini che sembra ci riportino indietro nel tempo e che ci lasciano un’amarezza nel cuore.
Le rivolte, le risse e gli atti di vandalismo non riusciamo a spiegarceli.  Essi vengono giustificati identificando i tornelli come lesivi di un luogo che di fama e storicamente è, e deve rimanere di aggregazione.  Aggregazione che, a nostro avviso, non viene assolutamente negata ma necessariamente tutelata.
Abbiamo visto proteste in nome della libertà e della cultura condotte con viso coperto ed armi “domestiche” quali le centinaia di bottiglie di vetro estratte da tre campane della spazzatura o le sedie di un’attività privata come i due bar, la cui unica colpa era di essere situati nel luogo prescelto per lo scontro. Abbiamo visto la folla ribaltare cassonetti, brandire spranghe di legno, costruire barricate con transenne. Questa non è la folla in cui ci riconosciamo, quella degli “attivisti” uniti, propositivi e pacifici a cui abbiamo, e vogliamo continuare a prendere parte.
Eppure di problemi seri da segnalare all’attenzione pubblica della comunità universitaria ce ne sono tanti: modalità ambigue circa l’assegnazione delle borse di studio, l’inesistenza di un numero adeguato di borse di studio per merito, strutture inadeguate alla presenza di disabili, tasse eccessivamente alte, solo per citarne alcuni.  Siamo tutti consapevoli di questi disagi e dovremmo passare le nostre giornate cercando di creare un dialogo con chi è “dall’altra parte”,e ben venga qualsiasi modo civile e pacifico di manifestare. Il vetro che ci è passato di sopra come se fossero stelle candenti non sarà mai giustificabile, in nome di nessun ideale; il fatto che sia successo per combattere un sistema volto a preservare le nostre necessità fa apparire le motivazioni futili e le conseguenze gravi, insensate e inaccettabili.
Tecniche di sicurezza anche più rigide del tornello sono adottate dalla maggior parte delle Scuole dell’Ateneo e da diverse Biblioteche.
Abbiamo la fortuna di studiare nell’Università più antica del mondo, negli edifici più importanti della città e di poter usufruire di volumi unici e preziosi. Questo rende gli stabili in cui ci aggiriamo quotidianamente un patrimonio di enorme valore storico e culturale; ben vengano quindi misure rivolte alla loro tutela e manutenzione, oltre che alla sicurezza degli studenti.
Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni va oltre ogni stigmatizzazione politica e sociale.
Ci sono persone che credono nella rivoluzione, quella vera e c’è tutta un’altra fetta di studenti che non vuole essere associata all’inciviltà vista negli schermi. Il problema é proprio questo, semplice ma coinciso. Distinzione tra civiltà e inciviltà. Nascondersi dietro ideali e dietro ferme convinzioni è un insulto a chi a quei ideali ci crede davvero. Con affetto, tre studentesse che amano Bologna, i suoi simboli e i suoi studenti”.

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