Stres: più umidi che secchi, più plastica che carta – live

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26 gen. – Sono in tre e si chiamano Stres, con una sola “s” alla fine: è il nome del nuovo corso musicale di Alessandro Fiori, che ha voluto con sé due dei Solki, cioè Lorenzo Maffucci (basso, nei Betti Barsantini insieme a Fiori e Parente) e Alessandro Gambassi (batteria). Un incrocio di musicisti e di band da perderci la testa: “L’indie ai tempi della decrescita, bisogna economizzare gli sforzi”, ha annotato Fiori, che è a capo della Ibexhouse, l’etichetta che ha pubblicato l’ep e l’album degli Stres. “Un gruppo che è nato per rispondere alla mia esigenza di mettere su una band pop-rock ogni cinque anni: si parte nel 2005 con gli Amore, poi ci sono i Craxi nel 2010 e gli Stres nel 2015. Molto semplice”, ha concluso sornione Fiori. “Tre nomi di band che, se messi in fila, hanno senso”, ha notato Maffucci.

La musica degli Stres, come potete ascoltare dalle canzoni dello showcase fatto a Maps e dalle tracce in streaming sotto, è scarna ed essenziale: la formazione, pur negando la secchezza della musica, riprende la sfrontatezza del punk con lo stile lirico di Fiori, che però minimizza e afferma che i pezzi degli Stres arrivano da un archivio di scarti. Parlando di rifiuti, abbiamo giocato con i nostri ospiti, chiedendo se si sentono più secchi o umidi (“Umidi” è stata la risposta sicura), più plastica o carta (anche qua non ci sono dubbi: “plastica”), più vetro o lattine: “L’ideale sarebbe essere una lattina di plastica“, hanno affermato i tre che – è bene ricordarlo – sono affiancati ai cori, in qualche traccia, da Silvia Facchetti: “Il terzo componente di Ibexhouse, l’anima più punk dell’etichetta”.

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