Strage di Bologna. In aula smontata la ricostruzione di Francesca Mambro

Francesca Mambro, condannata in via definitiva per la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980

Bologna, 7 giu. – L’ha definita “una cronistoria”, il giudice Michele Leoni. È stato un percorso dettagliato e puntuale attraverso le diverse versioni che Mambro, Fioravanti, Cavallini e Ciavardini hanno fornito nel corso degli anni sul 2 agosto 1980. È stato lo stesso presidente della Corte d’Assise che, mettendo in fila le dichiarazioni degli ex Nar sulla base della sentenza d’appello del 1994, ha smontato gli alibi che avrebbero dovuto provare la loro estraneità ai fatti. Rivolgendosi alla teste Francesca Mambro, durante la nuova udienza del processo che vede imputato Gilberto Cavallini per concorso nella strage, il giudice ha ricordato che lei stessa ha sempre sostenuto di aver trascorso quella giornata a Padova, mentre Fioravanti inizialmente aveva dichiarato di essere stato tutto il giorno a Treviso. Finché, nel 1984, la versione del partner cambiò e “iniziò a dire anche lui che avevano passato la mattina a Padova”.

Non solo Fioravanti, anche Ciavardini cambiò idea nel corso del tempo; se “in un primo momento aveva detto che i primi di agosto si trovava a Palermo”, anche lui poi ad un certo punto si allineò alla versione di Mambro e Fioravanti dicendo di “essersi invece trovato a Padova”. Fu solo nel 1984 che fece poi i nomi degli altri Nar. Infine Cavallini, che “si è limitato a dire di aver ricostruito ex post quello che aveva fatto il 2 agosto” e di aver “ricordato di essere stato a Padova” solo dopo essersi confrontato con Mambro e Fioravanti. Il giudice è arrivato così a dimostrare che nel corso del tempo “c’è stato un progressivo allineamento ad una versione” nelle dichiarazioni dei terroristi. Nessun alibi è credibile, così come vuole la sentenza definitiva che ha condannato Mambro e Fioravanti quali esecutori della strage. Il giudice ha poi contestato anche la ricostruzione fornita da Mambro del presunto viaggio in treno da Roma a Taranto del 31 luglio 1980 con un perentorio: “Non sta da nessuna parte che siate andati a Taranto quel giorno”.

Mambro ha però tenuto fede allo stesso copione delle scorse udienze, ripetendo seccata che lei e il suo gruppo non hanno “nulla da nascondere”, nonostante il presidente della Corte avesse sottolineato in mattinata che il “processo non è una tribuna stampa”. Avvertimento che non le aveva impedito poco prima di scagliarsi contro il legale di parte civile Nicola Brigida, esclamando: “Non sono e non sono mai stata un’estremista di destra”. Il significato di questa esternazione sarebbe che i Nar non si erano “mai messi in contrasto allo Stato” come gli “estremisti della destra extraparlamentare” di Terza Posizione.
Concluso così il teste Mambro, per mercoledì 13 è atteso Valerio Fioravanti con “un libro e dei documenti”, così come annunciato dalla compagna Mambro. Nella stessa giornata verranno relazionati i risultati delle nuove perizie sugli esplosivi commissionate a Danilo Coppe e anche le intenzioni definitive delle parti sulla possibilità di sentire in aula il depistatore Francesco Pazienza, autore di un secondo telegramma con allegato “un voluminoso plico documentale”

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