“Stiamo andando avanti, con un occhio al passato”. Intervista ai Be Forest

7 dic. – Il primo album dei Be ForestCold, uscito nel 2011, seppe divenire rapidamente un instant classic ed una piccola pietra miliare per gli amanti del dream pop e dello shoegaze di tutto il mondo. L’esordio dei pesaresi è stato recentemente ristampato in una speciale versione limitata deluxe per We Were Never Being Boring. Per festeggiare la pubblicazione della ristampa il trio ha realizzato un tour in Messico in compagnia dei russi Motorama e quattro date speciali in Italia, l’ultima delle quali si è svolta la scorsa settimana a Bologna.

Nel frattempo, la band – ammirata e conosciuta forse più all’estero che in patria – sta lavorando al prossimo album, il terzo della loro discografia. In occasione della chiusura del loro mini-tour al Covo abbiamo raggiunto telefonicamente Nicola Lampredi, chitarrista della band (membro anche dei compaesani ed in qualche modo parenti Brothers In Law e fondatore di Coward Records), per fare il punto sul futuro della band ed analizzare l’eredità di un disco come Cold a sei anni dalla sua pubblicazione.

Siete di ritorno da un tour in Messico, cosa porti a casa da questo viaggio Nicola?
Un sacco di tacos e tequila! A parte gli scherzi, è stata veramente una bella esperienza. Eravamo molto carichi, era la prima volta che andavamo in Messico quindi è stato un po’ una sorpresa, la gente era davvero euforica. Abbiamo suonato assieme ai Motorama, anche loro stra-simpatici: è stato tutto molto divertente.

Avete suonato spesso negli States in passato, qual è la differenza tra gli USA e il Messico per quanto concerne i concerti dal vostro punto di vista?
È completamente diverso. Diciamo che in America la situazione era un pochino più underground, nel senso che ti capitava di suonare dappertutto, anche in feste private a casa di gente. Invece in Messico è stato più professionale, dietro c’era una bella produzione, abbiamo suonato in una sorta di mega-teatro, la prima data a Città del Messico c’erano 1200 persone, bagarini fuori: tutte cose che noi non avevamo mai visto. C’erano le magliette tarocche, avevano fatto anche i portachiavi in ferro: tra l’altro ne ho comprato uno perché mi sembrava veramente assurdo. Se devo essere sincero erano un po’ bruttini però…

Stasera è l’ultima data del tour di promozione per la pubblicazione in vinile del vostro esordio Cold. Com’è nata l’esigenza di questa ristampa?
Perché no? Semplicemente è perché negli ultimi due anni c’è capitato spesso di avere richieste al banchetto del merch per il vinile di Cold: ci sono arrivate un sacco di richieste via e-mail, sui social. Erano state stampate solo 300 copie ma c’era parecchia richiesta, quindi ci sembrava carino fare questa cosa qua. Suoneremo sette pezzi di nove di Cold dal vivo, la scaletta sarà principalmente quella del nostro esordio.

Le sonorità di Earthbeat, il vostro secondo album, si discostavano dall’esordio Cold, vuoi per la produzione curata da Lorenzo Badioli e per gli elementi percussivi da lui introdotti. So che state lavorando al terzo album, quale traiettoria state seguendo per la produzione di questo disco?
Siamo al lavoro. Diciamo che stiamo andando avanti, con un occhio al passato. Il secondo disco era stato scritto in tre, poi si è aggiunto Lorenzo nella fase finale della scrittura per aggiungere queste parti elettroniche, una sorta di post-produzione. L’uscita di Cold è capitata anche un po’ a fagiolo, perché stiamo ritornando verso certe atmosfere che sono presenti in quel disco: non sarà una copia, ecco, o una replica, però ci saranno delle sfumature che ricorderanno maggiormente le atmosfere di Cold.


Ascolta il resto dell’intervista a Nicola Lampredi (e a Lucy Anne Comb, progetto solista di Guido Brualdi, che subentra al minuto 9 del podcast) ai microfoni di Cotton Fioc.

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