Spese dei gruppi regionali. Corte dei Conti: “Sistema deviato”

Bologna, 7 ott. – Non mere irregolarità contabili di tipo marginale, “ma un sistema scorretto di gestione della spesa, deviata dalle finalità istituzionali”. Lo hanno evidenziato le indagini richiamate nelle citazioni in giudizio della Procura della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna, nei confronti dei consiglieri regionali che devono rispondere, nel processo davanti alla sezione giurisdizionale, delle spese messe a rimborso nel 2012 dai gruppi dell’assemblea legislativa. Si tratta del versante contabile delle indagini sui rendiconti, che ha interessato l’anno successivo rispetto al periodo oggetto dell’inchiesta penale, chiusa con 40 richieste di rinvio a giudizio. Il processo in Corte dei Conti, che oggi ha preso il via per dieci consiglieri e per i capigruppo, è stato sospeso in attesa della pronuncia della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione e discusso ieri davanti ai giudici della Consulta.
Citati in giudizio sono due consiglieri Pdl, Andrea Pollastri e Alberto Vecchi, in concorso con il capogruppo dell’epoca Luigi Giuseppe Villani, ai quali sono contestati rispettivamente 22.541 e 35.470 euro. Poi cinque Pd in concorso con l’ex capogruppo Marco Monari: Thomas Casadei (4.304 euro), Marco Carini (7.768), Gabriele Ferrari (7.240 euro), Roberto Montanari (6.517), Tiziano Alessandrini (1.529); due Idv insieme alla capogruppo Liana Barbati, Franco Grillini (2.493 euro) e Sandro Mandini (1.529); infine Gabriella Meo di Sel-Verdi (7.590) in concorso con Gian Guido Naldi. A processo sono già anche tutti i capigruppo, ai quali erano stati sequestrati complessivamente 1,2 milioni di euro. Altre udienze di consiglieri, tutti assistiti dall’avv. Antonio Carullo, sono fissate nelle prossime settimane. Nelle citazioni, firmate dal viceprocuratore generale Antonio Nenna e dal sostituto Marcello Iacubino, vistate dal procuratore regionale Salvatore Pilato, si fa riferimento a spese “giuridicamente illogiche ed economicamente irrazionali, perché eccedenti i limiti del mandato istituzionale attribuito dall’ordinamento ai gruppi consigliari”. Dalle spese accertate, proseguono i Pm contabili, emerge un atteggiamento mentale che denota “una pretesa di assoluta discrezionalità (ma appare più corretto definirla ‘arbitrarietà’) e non verificabilità-sindacabilità dell’uso di tali risorse”. La contestazione si concentra sulle mancate giustificazioni: “Nessun soggetto – si legge – in rapporto di (pubblico) servizio potrebbe mai ritenersi esonerato dal dover addurre valide giustificazioni e dimostrazioni del collegamento e della inerenza” alle finalità. “Evidentemente nessuno – commentano i Pm – tranne i consiglieri regionali” . Se ciascun consigliere, continua l’atto, come qualunque altro pubblico amministratore, “fosse esonerato dal dover documentare e dichiarare il preciso e specifico collegamento di ciascuna singola spesa con le finalità consentite, si consentirebbe loro di addossare all’erario anche quelle spese destinate a soddisfare esigenze di tipo personale o privato, senza alcuna possibilità di successivi riscontri e contestazioni da parte di alcuno. E ciò è proprio quello che, nel caso di specie, reputa questa Procura sia accaduto”. (ANSA)

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