La speranza contro il “muro di cemento” dell’omertà. Le voci dei familiari

Bologna, 2 ago. – Aprono il corteo ogni anno con una gerbera bianca sul petto: sono i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
“Dal 1981 è iniziata la nostra ‘sfilata’ annuale” dice con amarezza la nipote di Mirella Fornasari che ripone la sua fiducia nel nuovo governo, “Speriamo che qualcuno finalmente ci metta l’anima per fare qualcosa di concreto”.

      La nipote di Mirella Fornasari

 

Dal palco della commemorazione in piazza Medaglie d’Oro, davanti alla stazione, il presidente della camera Roberto Fico, ha annunciato una riunione a settembre a Roma, a Montecitorio, con i parenti delle vittime per fare il punto sui passi da compiere. I familiari attendono anche la convocazione del Governo, annunciata oggi dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la cerimonia in Comune.

“Il ministro”, commenta il presidente dell’associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi, “è stato prudente, ha detto che ci vedrà probabilmente a settembre e sarà importante vedere come si sviluppano le cose, sarà importantissimo per il futuro”.
“Da lei ci aspettiamo una cosa: ci aspettiamo che se promette qualcosa, poi venga mantenuta” ha detto Bolognesi al primo Guardasigilli presente ad una commemorazione. “La sua presenza è un segno di attenzione che noi gradiamo”, riconosce il presidente dell’associazione ricordando che Bonafede arriva a Bologna mentre sono in corso il processo a Cavallini e l’indagine sui mandanti. Il presidente l’associazione chiede in particolare un’attuazione reale della cosiddetta ‘Direttiva Renzi’ sulla cancellazione del segreto di Stato.

“Ogni anno abbiamo sentito le stesse parole per 38 anni, anche i punti e i punti esclamativi” dice una delle figlie di Velia Carli e Salvatore Lauro, “non riusciamo a sapere chi ha deciso che dovevano morire quelle persone”, che solo alla fine dice “certamente la speranza esiste, altrimenti non saremmo qua”.

      Figlia di Velia Carli e Salvatore Lauro

 

Giovanni Zini è salvo grazie ad un saluto ad un amico, che l’ha fermato per qualche secondo. Era col figlio ed ha prestato le prime cure a lui e a se stesso. Ancora oggi è un volontario di prima assistenza. “Al pomeriggio ho portato la famiglia al mare e sono tornato ad aiutare a Bologna” racconta. “A questo punto noi ci attendiamo solo dei fatti” commenta il cambio di Governo.

      Giovanni Zini

 

Antonio Marchi è uno dei corridori della staffetta podistica “Per non dimenticare il 2 agosto 1980”, abita a Trento ma la sua corsa è partita dal Brennero. “E’ un dovere” spiega commosso: “Bologna per me è stata la fine di un sogno rivoluzionario, però ci impone il ricordo, ci impone di ricominciare per le nuove generazioni”.

      Antonio Marchi - staffetta

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