Spegnere la droga? “Un’idiozia ipocrita”

cocorico cartello la droga ti uccideBologna, 13 ago. – “Nel 186 avanti Cristo il senato romano proibì la celebrazione dei baccanali”. La prende alla lontana Leonardo Montecchi, psichiatra, fondatore della Scuola di prevenzione Josè Bléger di Rimini, esperto di riduzione del danno e autore, nel 2000, di uno studio sulla discoteca Cocoricò. Montecchi usa l’esempio dei baccanali romani per far capire come la questione della chiusura del Cocoricò non sia qualcosa di nuovo. Un esempio di duemila anni fa per ragionare sulle politiche proibizionistiche, che non funzionarono allora e che, ne è convinto, non stanno funzionando nemmeno oggi. Un pensiero complesso quello di Montecchi, che però su alcune questioni diventa quasi brutale. “Gli appelli contro la droga ottengono l’effetto contrario. E’ come dire ‘non pensare all’elefante’ in mezzo ad un’assemblea di persone. Che volete che succeda?”.

E così, per Montecchi, i grandi cartelli con cui il Cocoricò ha per anni tentato di convincere i ragazzi a non assumere sostanze, così come gli appelli per ‘spegnere la droga’, “sono un’idiozia ipocrita, perché quei cartelli parlano ai benpensanti che già non assumono nulla. Siamo reduci da 40 anni di discorsi proibizionisti e la situazione è sempre peggiorata”.

Per Montecchi una soluzione c’è, ed è quella di incentivare le strategie di riduzione del danno. “Le soluzioni proposte per affrontare il tema sono quasi sempre di ordine repressivo, non prendono in considerazione la realtà, e cioè che in ogni caso le persone faranno uso di quelle sostanze”. Le proposte in campo, per quel che se ne sa al momento viste le dichiarazione della politica, vanno dai controlli in borghese ai cani antidroga fuori dalle discoteche, dai Daspo “per chi si sballa” al test tampone fuori dal locali. Un approccio “medievale“, dice Montecchi che propone invece, all’interno di una strategia complessiva di riduzione del danno, il pill test, un test “per capire cosa c’è dentro le pillole prima di consumarle. Perché purtroppo non lo si sa mai realmente con certezza, si dice ecstasy ma potrebbe invece essere  anfetamina, meta-anfetamina, lsd o una sostanza tagliata col piombo”. Un test che unito all’informazione potrebbe salvare delle vite. “Certo che se nel locale ci sono poliziotti è difficile che qualcuno abbia il coraggio di informarsi o parlare con gli operatori che si occupano di riduzione del danno”. Invece, ragiona Montecchi, “per non ammettere che le droghe circolano si fanno proposte intrise di ipocrisia”. Proposte, spiega lo psichiatra, che al di là delle opinioni hanno dimostrato di non funzionare.

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