Speedy Ortiz: la storia dietro a Foil Deer

SPEEDYORTIZ

9 ott. – Quando Sadie Dupuis ha battezzato il progetto Speedy Ortiz era da sola. Dopo un ep ha pubblicato un primo disco nel 2011, The Death of Speedy Ortiz, ma è con il 2013 e l’uscita di Major Arcana che le cose si sono fatte più serie. Intorno a Sadie si erano intanto radunati altri musicisti e con TDOSO sono arrivate le attenzioni della stampa, che ha notato subito la scrittura originalissima della Dupuis. “Ho suonato per anni la musica classica, cantando in un coro: questo mi ha sicuramente influenzato”, ha raccontato ai nostri microfoni l’altro giorno, quando l’abbiamo chiamata al telefono nel pieno del tour europeo per promuovere l’ultimo Foil Deer, che toccherà il Covo Club domani sera.

Un album, quello uscito ad aprile per Carpark, che gioca con i generi sperimentando con la forma canzone e screziandola con tinte noise, post-rock e che è stato lavorato in maniera molto diversa dal precedente: “Major Arcana è stato scritto nel giro di un paio d’anni, abbiamo suonato le canzoni dal vivo anche centinaia di volte e poi siamo andati in studio per una manciata di giorni”, ha detto la Dupuis. “Quest’ultimo album, invece, è stato creato in condizioni molto diverse, che hanno permesso una maggiore attenzione agli arrangiamenti, senza che avessimo l’ansia di capire come suonassero dal vivo”, ha aggiunto. E infatti il disco suona molto bene, è vario e ricco di cambi dinamici e armonici. E pensare che alcuni brani sono nati in maniera molto strana: “Homonovus”, per esempio, “è nato tutto in macchina: mentre guidavo ho preso appunti vocali, registrando le part di voce, di batteria, di chitarra…”.

E il live? Riprenderà il repertorio della band, ma con una scaletta cangiante e con arrangiamenti tali da rendere ben poco riconoscibili alcuni brani, soprattutto quelli tratti dai primi lavori di Sadie e soci.

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