Sorge: una nuova band per Emidio Clementi e Marco Caldera

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14 gen. – Hanno deciso di chiamarsi Sorge e il debutto, intitolato La guerra di domani, è previsto per il 5 febbraio su La Tempesta. Dietro a questo nome, due personaggi ben noti: Emidio Clementi (Massimo Volume, Notturno Americano) e il fonico e produttore Marco Caldera. Il primo, oltre a scrivere i testi del disco, ha realizzato le linee di pianoforte che lo contraddistinguono, sulle quali il secondo ha costruito loop e beat. “Un paio di anni fa Marco è passato da casa e io avevo da poco cominciato a suonare il piano e facevo questi riff blues: gli ho detto che mi sarebbe piaciuto fare un disco di blues elettronico e l’idea gli è piaciuta”, ci ha detto Clementi, pur confermando che di blues ne è rimasto poco. “Ho cercato di andare verso l’hip-hop: nei testi ci sono delle rime e abbiamo cercato di dare una fascinazione rap, cercando una formula intermedia“, ha detto Caldera, che ha ammesso – però – di avere ascoltato la musica di Notturno Americano e quella prodotta sotto la sigla El Muniria (un altro progetto di Clementi che mischiava elettronica e parole) senza prendere però ispirazione direttamente da questi dischi. “Abbiamo fatto un grande lavoro di rielaborazione, durato due anni, in cui questa idea di suono è nata e cresciuta”. “Sui testi volevo più fluidità: penso a certa poesia americana quasi cantata, in cui rime e ritmo hanno peso”, ha aggiunto Clementi. “In Aspettando i barbari già avevo usato le rime, ma qui volevo fossero più presenti: lavorare con le parole mi ha divertito, è stato come risolvere dei problemi matematici“.

Abbiamo analizzato il disco traccia per traccia con i nostri due ospiti, che hanno curato ogni suono presente nell’album con la sola eccezione della voce femminile in quattro tracce ( “Accetto tutto”, “Noi facciamo ciò che siamo”, “Accetto tutto” e “La spiaggia” e “In famiglia”) che è quella di Francesca Bono degli Ofeliadorme. E, in esclusiva per RCdC, potrete ascoltare in streaming la seconda canzone della scaletta, “Nuccini”.

Hancock 96. EC: “Si tratta di un grattacielo di Chicago, che ospita un bar all’ultimo piano: ero con Emanuele Reverberi e Corrado Nuccini e ci siamo ubriacati. Insomma, è il resoconto di una serata alcolica, in cui Corrado ha detto ‘Pensa alla nostra vita, Mimì: se cambi due virgole passa da affascinante a fallimentare’.”

Nuccini. MC: “La prima canzone del progetto, della quale esistono versioni molto diverse. Mi ricordo di una telefonata di Mimì in cui mi diceva che secondo lui c’eravamo. EC: “Ci ha dato la sicurezza necessaria per iniziare. La traccia è il resoconto di tre anni passati in giro con Corrado per l’Italia, è il resoconto della famosa scena musicale del nostro Paese”.

Il cerchio. EC: “Lo spunto è L’anno del pensiero magico di Joan Didion, che si rifà alla poetica di John Donne e all’idea che il dolore degli altri ci riguarda, se non altro perché un giorno arriverà addosso anche a noi.”

Bar Destino. EC: “C’è una poesia di Mark Strand intitolata ‘Il valzer del delirio’, ambientata in una sala da ballo in cui appaiono e scompaiono persone care, che appartengono ad epoche diverse, senza un filo logico né temporale. Mi piaceva l’idea di mettere in un bar le persone della mia vita”.

Vera in cucina. EC. “Quando lavoravamo al disco ci siamo detti di mettere qualcosa di più aperto, strumentale. Stavo registrando una possibile idea, quando entra mia figlia e mi chiede un foglio. L’abbiamo messa nel pezzo. Un momento diverso dell’album. MC. “Volevo provare qualcosa vicina al noise: la prima stesura ci è piaciuta e l’abbiamo tenuta così com’è. Volevamo un brano leggero e arioso che stesse in mezzo al disco.” EC. “L’idea di metterla a metà scaletta è di Marco ed è una buona idea: la si valorizza, è più sorprendente. Una scelta azzeccata.”

Accetto tutto. MC. “Uno dei pezzi più prodotti: era più minimale, all’inizio, ma quando abbiamo inserito il testo ci siamo resi conto che molte cose andavano cambiate. C’è stato un bel lavoro sull’adattamento della musica alle parole.”

Noi facciamo ciò che siamo. EC. “Secondo qualcuno è un brano di resa, ma per me è un inno alla vita, nell’accettazione totale di quello che ti propone. Chi lavora nel campo della creatività, delle idee, vede questo mondo come certamente iniquo, ma allo stesso tempo perfetto perché pieno di chiaroscuri da raccontare.”

La spiaggia. EC. “Musicalmente è l’unico che ha mantenuto un’aria blues.” MC. “Questo è uno dei primi nati: è vicino alla seguente ‘In famiglia’, perché – sebbene creati lontani nel tempo – si legavano bene. Questo è una sorta di ripartenza: è un brano complesso, cresce, ci mette due minuti o più prima che entri la voce. Inizia l’ultima tranche del disco, che ha un mood più morbido ma, spero, altrettanto tagliente.”

In famiglia. EC. “Non chiedermi se è veramente la mia famiglia, ma le cose peggiori che descrivo sono vere! Ho aggiunto, di uno sposo di mia cugina, un malfattore, che è di Brescia solo per dare fastidio a Marco… Lo spunto arriva da una canzone di Rain Dogs di Tom Waits.” MC. “Conoscendo Mimì, ho trovato delle corrispondenze con la sua vita privata, ma lasciamo il mistero”.

Ciò che ho perso. EC. “Se c’è un tema comune a tutto il disco, è quello della perdita. Nel pezzo ci sono le voci dei sopravvissuti alla strage del Vajont.” MC. “Ci sono dei campioni, abbiamo tagliuzzato interviste su una delle tragedie che ha veramente portato via tutto a ciò che l’ha vissuta.” EC. “C’è anche un frammento di un film di Kieslowski”

Sorge in tour:
26-02-2016 RAVENNA – Bronson
12-03-2016 FIRENZE – Glue
19-03-2016 BOLOGNA – Covo
24-03-2016 TORINO – Hiroshima Mon Amour
31-03-2016 BRESCIA – Latteria Molloy
01-04-2016 MILANO – Santeria Social Club
10-04-2016 ROMA – Monk

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