Solki: gli occhi del pavone sono post-punk

21 apr. – Il pavone è noto come l’uccello dai cento occhi, eppure al trio pratese Solki (Serena Altavilla, Lorenzo Maffucci e Alessandro Gambassi) non interessa l’estetica superficiale, ma il substrato, ciò che dell’animale si è soliti non osservare. Così nasce il loro secondo disco, intitolato Peacock Eyes, uscito il 7 aprile per la Ibexhouse: “Indagando sulla simbologia del pavone scopriamo che c’è altro, non solo l’idea di vanità legata alla bellezza della ruota”, spiega la band a Maps. La luce abbagliante dell’apparenza viene sconvolta, estendendosi dal piano dei testi a quello del suono, tanto da rendere l’album un insieme di generi differenti: “Abbiamo unito la passione per la melodia italiana con la spigolosità del post-punk e della new wave“, ci spiega Serena, il cui amore per tali sonorità è stato evidenziato dalla collaborazione con Il Complesso di Tadà.

Un ruolo importante in questo processo di creazione è stato affidato ad Alessandro Fiori, che ha rappresentato “un elemento positivo, silenzioso, ci sosteneva divenendo l’artigiano dei nostri brani. Oltre che contribuire con il violino, cori e un boiler”. Rispetto al disco d’esordio Sleeper Grele, la nuova creatura dei Solki nasce a metà strada tra la naturalezza e una maggiore definizione dei pezzi: “Il primo lavoro è nato come un gioco. In questo ci siamo detti ‘Facciamolo e andiamo a registrarlo’. È stato un processo molto spontaneo, nello stile del buona la prima, nonostante una maggiore predisposizione a creare qualcosa di più definito”.

Qui sotto potete ascoltare la versione acustica delle tracce “Lizas for All“, “Little Planner” e “Fuck Youth“, in attesa del live il 18 maggio al No Glucose Festival, sul palco del Mikasa.

 

Elena Usai

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