Social Log occupa l’ex biblioteca Pelagalli

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Bologna, 20 mar. – Avevano detto “Social Log non resterà senza casa a lungo” e dopo 2 giorni dallo sgombero di viale Masini il collettivo per il diritto alla casa ha occupato un nuovo posto per il proprio “sportello”. Si tratta della palazzina colorata di via Corticella 56. Realizzata dall’architetto Cremonini negli anni ’60, fino al 2004 è stata sede della ex biblioteca Pelagalli (oggi confluita in Casa di Kahoula) e poi del Centro anni verdi del Comune di Bologna fino al 2011. Da allora è sfitta, la proprietà è di un fondo immobiliare. L’occupazione è avvenuta alla fine del corteo di sabato 19 marzo. Partita da piazza dell’Unità la manifestazione è passata davanti all’xm24 in solidarietà all’azione dell’artista di strada Blu, che ha coperto di grigio i suoi graffiti in protesta contro la mostra sulla street art a Palazzo Pepoli.

“L’eventuale denuncia per l’occupazione spetta al privato”.Dalla prossima settimana (martedì pomeriggio e sabato mattina) riprenderà lo sportello antisfratto messo in piedi da due anni a questa parte dal collettivo, a cui si aggiungerà anche un servizio di consulenza legale su temi legati alla casa, al lavoro e al permesso di soggiorno. “Questo sarà anche uno spazio da cui impedire le politiche di austerity della Regione”, avverte Fulvio Massarelli di Social Log subito dopo l’occupazione. Il riferimento è al nuovo regolamento Erp e alle “dichiarazioni della vicepresidente Gualmini” su una maggiore presenza dei privati in sanità e nel welfare. “Daremo battaglia dura”, mette in guardia il collettivo. Quello di oggi, rivendica Fulvio, “è stato un corteo bello, gioioso e rabbioso dopo l’ennesima aggressione violenta e brutale di cui portiamo ancora i lividi” per lo sgombero del precedente sportello di Social Log in viale Masini. “Questa mattina siamo passati lì davanti- riferisce ancora Fulvio- e c’erano cinque famiglie a rischio sfratto che avevano bisogno e non sapevano dello sgombero”.  Social Log dunque “va avanti, perché sentiamo su di noi una responsabilità forte e non possiamo permettere che la repressione ci fermi”.

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