The Sleeping Tree live a Maps: tra cover, Jah e bilanci

the sleeping tree

20 nov. – Il primo contatto che Maps ha avuto con The Sleeping Tree, progetto solista di Giulio Frausin, è stato (molto banalmente) con l’ascolto del nuovo disco Painless: dodici tracce per lo più chitarra e voce intense e personali, pur sfruttando la più semplice delle combinazioni musicali. Un album che è stato davvero una bella sorpresa. Poco tempo dopo, l’occasione che non si poteva mancare: Giulio ha aperto per i Tre Allegri Ragazzi Morti lo scorso venerdì all’Estragon: nel pomeriggio era quindi nei nostri studi per uno degli showcase più belli che abbiamo ospitato in questa stagione.

Painless è un disco che si apre e si chiude (“Casualmente”, ci ha detto il nostro ospite) con due invocazioni a Jah, il dio dei rastafariani, anche se non si tratta di un disco reggae, per quanto conservi il buono della spiritualità dello stesso. Ne abbiamo discusso con Giulio, detentore di due dreadlock e musicista nei Mellow Mood, una delle band reggae più importanti del Paese: “Tutti pensano alla Giamaica come a un posto bello, solare, felice: in realtà è un posto tremendo dove vivere, dove però il reggae ha attecchito, nonostante tutto, con la sua speranza che le cose possano andare meglio.” Un disco all’insegna della speranza, quindi, ma anche dei bilanci (è “il resoconto di un anno difficile”) e dei consigli: come in “Little Too Often”, che lancia un piccolo strale contro chi piange troppo spesso. Lemotività è di certo una cifra stlilistica della musica di The Sleeping Tree, ma (come sentirete nell’intervista) c’è anche tanta ironia e il gusto per la musica, propria e degli altri. Altri come Elliott Smith, omaggiato (nel disco e nei nostri studi) con la cover di “Going Nowhere”: la registrazione di quel brano, oltretutto, ha fatto cambiare di verso tutto il disco. Come? Lo scoprirete cliccando qua sotto: attenzione, la serendipità è in agguato, con la musica di The Sleeping Tree. Godetevela tutta.

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