Sinti e rom d’Italia sfilano a Bologna. Voci e volti dal corteo

rom sinti bologna manifestazione 16 maggio 2015 3Bologna, 16 mag. – Tricolori e cartelli con gli articoli della Costituzione. Un banda musicale ad aprire il corteo con musica e canti. A Bologna hanno sfilato in 400 per la manifestazione nazionale dei rom e sinti. Arrivati in città da tutto il nord Italia, i manifestanti hanno marciato in una data non causale. Il 16 maggio è l’anniversario della rivolta del 1944, quando i rom e i sinti rinchiusi nei campi di concentramento tedeschi si ribellarono alle SS. “Sfiliamo per evitare un nuovo olocausto”, dice Davide Casadio, organizzatore della manifestazione e presidente della “Federazione Rom e Sinti insieme”. Casadio non ha paura di un nuovo massacro, ma di “olocausto culturale e sociale sì”. La propaganda anti rom, i servizi manipolati trasmessi in tv, la campagna mediatica delle destre, tutti elementi che hanno portato le organizzazioni di rom e sinti a lanciare una manifestazione nazionale per reclamare diritti, tutele e riconoscimento. “Salvini è un razzista – attacca Casadio – Anche noi vogliamo la chiusura dei campi, non li abbiamo mai voluti. Ma le ruspe no, non le vogliamo, quelle Salvini se le può tenere a casa sua”.

 

sinti bandiera manifestante bologna 16 maggio 2015

 

Dei 400 manifestanti che hanno sfilato partendo via Gobetti (dove nel 1990 i banditi della Uno Bianca spararono all’impazzata contro l’allora campo sinto facendo morti e feriti) solo 200 erano rom e sinti, quasi tutti uomini. Ad accompagnarli altrettanti gagé, cioè tutti coloro che rom e sinti non sono. Associazioni, centri sociali, ma anche politici. In corteo i senatori Pd Sergio Lo Giudice e Luigi Manconi (in rappresentanza del presidente del Senato Grasso), il parlamentare di Sel Giovanni Paglia, la sua collega Pd Sandra Zampa, l’assessore bolognese Amelia Frascaroli, e ancora consiglieri comunali, artisti come Alessandro Bergonzoni e Ivano Marescotti, semplici cittadini.

Due le richieste dei manifestanti: il superamento dei cosiddetti “campi nomadi”, considerati veri e propri ghetti, e il rispetto della Costituzione, che per tutti prevede pari dignità sociale e per le minoranze linguistiche adeguate forme di tutela, ed è il caso dei rom e dei sinti con la loro lingua romaní.

A fine manifestazione, dal palco di piazza XX settembre, ha preso parola il senatore Luigi Manconi.  “Oggi nell’aria del Paese c’è un certo odio. Non qui in questa manifestazione, quì c’è felicità, piacere, e la consapevolezza di essere parte di un popolo e di una civiltà. Credo di sapere da dove nasce quest’odio, dalla smemoratezza, dalla cattiva memoria di tanti. Sono chi dimentica ciò che anche noi italiani siamo stati in passato, migranti e discriminati, può odiare i sinti e i rom”. Manconi ha parlato di istituzioni “troppo spesso lontane”, ha citato il suo amico e cantautore Cladio Lolli (“Oggi ho visto zingari felici”) e ha ricordato, applauditissimo che “i diritti o sono di tutti o non sono di nessuno”. Poi, senza nominarlo, un attacco a Salvini: “Rom e sinti in passato sono stati messi nei campi di sterminio. Segnatevi questa parola, ‘campi’, e pensate a chi oggi giorno parla di raderli al suolo”.

torsi bernardino

Torsi Bernardino, 60 anni il 19 maggio, è arrivato a Bologna da Mantova per chiedere uguaglianza e rispetto. Nella vita raccoglie i rottami di ferro, dopo aver fatto per anni il giostraio. “Le persone sono diffidenti e hanno paura, ma la colpa è della politica, la Lega ha troppo potere. Se l’Italia uscisse dall’Europa guai a noi, si tornerebbe al fascismo”. Torsi abita da 30 anni in un campo. “I campi bisogna superarli, sono ghetti. Purtroppo abbiamo redditi bassi e non possiamo permetterci una casa”. Per i suoi 5 figli Torsi spera in un futuro fatto di tranquillità e lavoro. “Con il più piccolo, quello di 24 anni, vado a raccogliere il ferro. Quando però le imprese scoprono che siamo residenti in un campo nomadi non ci chiamano più”.

 

rom sinti bologna manifestazione 16 maggio 2015 la signora maria

Maria Bertani ha 76 anni, arriva da Mirandola in provincia di Modena, vive in un campo sinto e ha deciso di sfilare in corteo nonostante l’età. “Ho vissuto una brutta vita, sempre perseguitata”. Maria ricorda la sua infanzia, quando viveva con i genitori sopra un carro trainato dai cavalli. “Sul carro avevamo la stufa, la candela, vivevamo così, in una carovana. Ora spero che i miei nipoti facciano una vita tranquilla”. Quando le chiediamo dove sono le donne, pochissime in un corteo di centinaia di persone, lei risponde semplicemente: “Sono a casa ad accudire i bambini. Io bambini non ne ho e quindi sono venuta a manifestare”.

josef bolzano

Josef è un sinto di Bolzano, fa l’animatore e il clown, è sposato con una panetteria. Josef racconta dei suoi due bambini. “Sono discriminati e messi da parte. Siamo stufi, la gente non capisce che è sbagliato essere divisi. Dicono che siamo inferiori, che non siamo capaci di fare la vita delle persone normali, che siamo ladri”. Gli chiediamo qual’è la differenza tra rom e sinti. “Siamo due popoli diversi, noi sinti siamo più abituati ad integrarci, i rom a volte fanno danni, hanno i bimbi che non vanno a scuola, sono disordinati”.

Quello di Josef non è un pensiero isolato. Molti sinti nel corteo ci tengono a differenziarsi dai rom dell’est Europa, arrivati in Italia da pochi anni e spesso costretti a vivere nei campi abusivi ai margini delle grandi città. “Non parlerei di divisione nel corteo – dice Marcello Zuinisi dell’associazione Nazione Rom – Piuttosto siamo in presenza di un pensiero razzista. Il razzismo è trasversale ad ogni popolo e etnia. Combatterlo significa partire dagli ultimi degli ultimi, e capire che siamo tutti essere umani prima di essere sinti, rom o tedeschi”. Zuinisi, che alla fine ha parlato sul palco, ricorda i numerosi sgomberi che anche a Bologna colpiscono i rom accampati nelle baraccopoli attorno alla città. “Anche ieri c’è stato uno sgombero, qui si parla di diritti e ci sono le istituzioni, e allora dovrebbero anche spiegarci il perché di questi sgomberi”.
sinto brescia

A Brescia raccolgo i rottami col camioncino ma faccio davvero fatica, io e i miei bambini”, spiega un manifestante. A scuola, racconta l’uomo, le sue figlie vengono chiamate “zingare”. Il campo bresciano dove vive “non è il massimo, ma ora che sono arrivate le fognature si sta abbastanza bene”. Fino al 2013 però le fognature non c’erano e “i bambini erano sempre malati, con il vomito e la dissenteria”.

emilio san lazzaro

Emilio ha 25 anni, è di San Lazzaro (Bo) e vive in una “microarea”, un terreno di proprietà della sua famiglia: “E’ come un piccolo campo, ci sono tutti i servizi e si sta bene”. Emilio racconta delle difficoltà che incontra quando cerca lavoro. “Quando dico che sono sinto i potenziali datori di lavoro mi danno subito poca confidenza”. Per ora Emilio tira avanti come può con la raccolta dei rottami ferrosi, in futuro vorrebbe fare il pizzaiolo.

rom sinti bologna manifestazione 16 maggio 2015 2Tra i manifestanti incontriamo anche Glauco Cancelli, rom di Padova che a caldo prende le distanze dai “rom che sono arrivati da pochissimi anni con le nuove migrazioni. Noi rom e sinti siamo una realtà diversa, non è giusto dipingerci tutti così, come se vivessimo tutti tra i topi e l’immondizia”.Poi continua a raccontare della sua esperienza di vita: “Per strada e nei negozi mi guardano male, e negli ultimi tempi le cose stanno peggiorando grazie a quello che sta facendo Salvini. Ormai si parla solo di spacciare, rubare e mandare le ruspe”. Glauco racconta del campo di Padova, dove ci sono “topi che sembrano gatti”. Bisogna superare i campi, dice, “ma non con le ruspe, con l’integrazione”.

musicista sinto bologna manifestazione 15 maggio 2015

Un musicista sinto arrivato da Bolzano. “La mia famiglia è italiana da 10 generazioni”

sergio lo giudice

Il senatore Sergio Lo Giudice (Pd) in corteo

sinti rom manifestazione bologna

In manifestazione pochissime donne

luigi manconi frascaroli

Da sx Davide Casadio, Amelia Frascaroli, Luigi Manconi e Roberto Morgantini

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.