Si Cobas. Confermato l’obbligo di dimora per Aldo Milani

aldo milani esce dal carcere20 feb. – Il tribunale del Riesame di Bologna ha confermato l’ordinanza con cui il Gip di Modena aveva disposto il 28 gennaio la misura dell’obbligo di dimora nel Comune di Milano per Aldo Milani, coordinatore nazionale del sindacato Si Cobas, accusato di concorso in estorsione. I giudici (presidente relatore Alberto Albiani) hanno respinto l’istanza del sindacalista, difeso dall’avvocato Marina Prosperi, indagato in un’inchiesta della Procura di Modena: insieme a Danilo Piccinini, mediatore tra i lavoratori e l’azienda Levoni Modena – attualmente ai domiciliari – avrebbe preteso un pagamento in cambio del blocco delle proteste sindacali in relazione alla Alcar 1 di Castelnuovo Rangone.

La difesa di Aldo Milani e dei Si Cobas: “Montatura della polizia”

Per i giudici del Riesame di Bologna non pare credibile che Aldo Milani, coordinatore nazionale Si Cobas arrestato a Modena a fine gennaio per concorso in estorsione nei confronti della famiglia Levoni con il mediatore Danilo Piccinini, fosse inconsapevole dell’illiceità dell’iniziativa. Questo in sintesi il contenuto dell’ordinanza che ha confermato l’obbligo di dimora per il sindacalista, il quale, scrivono i giudici, “non esitò ad agire in combutta con persona i cui turbinosi trascorsi ben conosceva, al punto da averli a suo dire anche pubblicamente stigmatizzati”. I due sono accusati di aver chiesto soldi in cambio del blocco delle proteste dei lavoratori e sono stati arrestati dopo la consegna di una ‘mazzetta’, un passaggio di denaro ripreso da telecamere nascoste. Per il tribunale l’istanza di Milani va rigettata perché nei suoi confronti sussistono i gravi indizi di consapevolezza. Alla vigilia dell’arresto, si ricorda, Milani conversa con Piccinini in termini “che dimostrano la sua piena internità alla progettualità che andava trovando esecuzione nella sequenza di incontri coi Levoni”. E’ Milani, ricorda il tribunale, ad affermare: “Perché da tutte le parti cacciano un po’ di soldi per mandar via la gente… non é che la mandano via così gratis…”.

E anche altre conversazioni di Piccinini, intercettato quando era già ai domiciliari, tratteggiano “una responsabilità concorsuale”. In un colloquio telefonico, Piccinini dice: “Milani mi disse sì, si può fare, blocca subito il 4 dicembre gli scioperi, blocca immediatamente dopodiché ci vediamo e mi disse la cifra e poi andiamo a prender questa cifra qua però non andiamo a prendere io e lui, l’andava a prendere lui io lo accompagnavo (…) perché c’erano due trattative una legale ed una illegale io sapevo che era illegale ma sapevo anche che i lavoratori qua prendevano dei soldi…”. I giudici, confutando la tesi difensiva secondo cui Milani avrebbe portato avanti con i Levoni una lecita trattativa diversa e parallela “è a chiedersi per qual mai ragione un Piccinini che aveva intenzione di portare avanti la propria iniziativa estorsiva si sarebbe portato al seguito uno scomodo testimone che”, intenzionato a trattare in modo lecito, “una volta accortosi di quanto andava realmente accadendo, avrebbe con tutta probabilità, se non altro per tutelarsi, immediatamente e apertamente preso le distanze”. Un Milani che fosse stato inconsapevole dell’illiceità di quanto stava accadendo, “che cosa avrebbe dovuto pensare del gesto di Piccinini, che, dopo avere incassato il denaro, sovrappone l’uno all’altro polso, mimando il gesto dell’ammanettamento, a significare la rilevanza penale dell’operazione in corso e le conseguenze per la libertà personale che ne potrebbero derivare (profezia in effetti avveratasi di lì a poco)?”. Non ci sono dubbi, secondo il tribunale, che Milani abbia svolto intensa e fattiva attività sindacale, non di rado anche coronata da successo e che nella vicenda si sia inserito Piccinini, “con stile e metodi di esercizio tutt’altro che ortodossi”. Ma il punto è se Milani “abbia consentito che le rispettive strategie, e conseguenti trattative, si ibridassero, e se egli – verosimilmente non per tornaconto, o esclusivo tornaconto personale, ma piuttosto nell’interesse dei lavoratori e tuttavia in ossequio ad una distorta interpretazione del proprio ruolo sindacale – abbia finito per indulgere all’operazione, penalmente deviante, portata avanti dal coindagato”.

“Sono molto soddisfatta della decisione del Riesame che conferma la nostra impostazione”. Così il procuratore capo di Modena, Lucia Musti, ha commentato l’ordinanza del tribunale distrettuale della Libertà di Bologna sulla posizione di Aldo Milani, leader nazionale Si Cobas arrestato a fine gennaio. “Ora – ha aggiunto Musti – confido nel buon senso degli aderenti al sindacato e di coloro che nei giorni scorsi hanno dato vita alle proteste: la libertà di manifestazione del pensiero è sempre legittima, non altrettanto i cortei non autorizzati e l’occupazione della stazione ferroviaria” (Ansa).

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