Shellac e Uzeda: la pura gioia di suonare – intervista

Shellac

Foto: Michele Maglio

4 giu. – “La fatica viene assorbita dalla passione“: questa frase, che ci è stata detta da Agostino Tilotta, riasume benissimo lo spirito degli Uzeda, la band che ha aperto le danze nell’ultimo appuntamento della stagione con Murato. Un infuocato Locomotiv Club ha visto sul suo palco, oltre ai siciliani, una vera e propria leggenda del rock indipendente, gli Shellac. Poco prima del concerto abbiamo intervistato entrambe le band.

Gli Uzeda hanno pubblicato l’ultimo disco nel 2006, ma ci sono buone notizie: “Abbiamo sette brani nuovi“, ha dichiarato ai nostri microfoni sempre Tilotta, “e di solito noi facciamo dischi di otto canzoni”. Che sia la cabala o l’abitudine, forse non dovremo aspettare molto per ascoltare qualcosa di nuovo. Ma la band ci ha già dato qualche anticipazione dal vivo e potete stare sicuri: la passione e l’abrasività degli Uzeda sono rimaste intatte, anche se il tempo è passato e la tecnologia si fa invadente. Per esempio “YouTube è un mezzo, non un fine: il concetto è mettersi davanti alla band, dal vivo, quello conta, insieme al modo in cui ognuno tenta di perseguire la propria strada.”

Questa concretezza si sente chiaramente anche in tutta la produzione musicale degli Shellac, dall’esordio fino all’ultimo bellissimo Dude Incredible, e in ogni parola che Steve Albini ha dichiarato sul web, durante i concerti e nelle interviste come quella che potete trovare qua sotto, che comincia parlando proprio del disco pubblicato di recente, concepito e registrato, come sempre, in ritagli di tempo: “La band non è per noi un impegno costante, per cui, quando abbiamo tempo di dedicarci ad essa, facciamo in modo di essere molto concentrati su ciò che facciamo. Il fatto che gli Shellac non siano un obbligo è un modo curioso di vederla, ma stiamo andando avanti così da vent’anni: è una pura gioia“. Un’entusiasmo che, in “Riding Bikes”, prende la forma di una canzone: si parla di adolescenza, in quel brano di Dude Incredible, un periodo in cui “ci si separa dalla famiglia, si inizia ad avere un’identità, si passa del tempo con gli amici condividendo con loro delle avventure. In quell’epoca della vita si hanno i primi sentori di libertà e indipendenza e si scelgono per la prima volta delle persone in cui ci si identifica.” Identità, indipendenza, libertà, scelta: in quattro parole c’è tutto lo spirito di una grande band.

Ma attenzione: tutto quello che Albini dice è basato sulla sua diretta esperienza: “Io parlo di musica, perché è quello che faccio”, ha precisato nell’intervista che potrete trovare qua sotto. Abbiamo voluto anche chiedergli qualcosa sulla sua attività di produttore, o meglio, di ingegnere del suono: la distinzione non è inutile, anzi, perché Albini esclude la parte critica dal suo lavoro: “Già fare le cose per bene dal punto di vista tecnico è difficile: io non sono un curatore artistico dei dischi che registro”. Ma come si fa a lavorare con lui? In realtà basta andare sul sito del suo studio e chiedere: “Fondamentalmente, non dico di no a nessuno.” Insomma, tentar non nuoce.

info e contatti: Mic

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