Sgombero in via Solferino, ma il Comune non sapeva

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Bologna, 15 ott. – Il Comune di Bologna non è stato avvertito in anticipo dello sgombero fatto stamattina da agenti di polizia, digos e carabinieri in via Solferino 42, a due passi dalle sedi del Tribunale e della Procura. A darne notizia a Palazzo D’Accursio sarebbero stati proprio gli assistenti sociali, arrivati a sgombero in corso e chiamati quindi da qualcun altro. Il palazzo era stato occupato a febbraio da Làbas e, secondo gli attivisti, era diventato la casa di trenta persone, compresi 5 bambini fra gli otto mesi e gli 11 anni.

A metà mattina il presidio di solidarietà si è spostato nel cortile del Comune, dove lo scalone che porta ai piani alti era bloccato da un cordone di agenti. Qui, sotto i microfoni e le telecamere, ha contestato l’assessore al welfare Amelia Frascaroli, con lo slogan: “Dimissioni, dimissioni!”. “Gli sgomberi non si decidono qui”, ha risposto lei, convinta che a Bologna le occupazioni “stanno creando valore sociale”. Poco prima, riferendosi alle modalità dello sgombero, aveva detto: “Sono un po’ colpita”, lasciando intendere di averne avuto notizia solo a cose fatte e rinviando a una dichiarazione del sindaco sulla questione.

Sgombero via Solferino. Zampa: “Grave non informare il Comune”

L’edificio è di proprietà dell’Istituto per ciechi Cavazza, che, secondo gli attivisti di Làbas, ha smesso di confrontarsi con gli occupanti dopo un cambio ai propri vertici. Nel cortile di Palazzo D’Accursio hanno mostrato ai cronisti qualche livido, denunciando le manganellate ricevute davanti all’edificio sgomberato. Per sabato 17 ottobre, giornata mondiale della povertà, invitano la cittadinanza all’ex caserma Masini, che occupano da quasi tre anni e dove ora proveranno a far posto anche alle persone che da stamattina sono di nuovo rimaste senza un tetto.
Solo ieri il sindaco Virginio Merola sembrava aver teso una mano a Làbas, elogiandone alcune attività come il mercato contadino ma ricordando che per quello spazio il Comune ha altri progetti.

Fra le persone che stamattina hanno dovuto fare i bagagli c’era una coppia con un bambino di 2 anni. Sara, la madre, al momento è l’unica ad avere un reddito. Lavora tre ore al giorno per tre euro l’ora

“La Procura ha il dovere di far eseguire tutti i decreti di sequestro emessi”, ha dichiarato il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini dopo lo sgombero dell’edificio.

Per il consigliere di Sel Lorenzo Cipriani è “un problema per tutti” il fatto che il sindaco sia stato tenuto all’oscuro dell’operazione: “A prescindere dai colori politici o dal pensiero, se un amministratore eletto dai cittadini viene tenuto all’oscuro di questioni che riguardano il suo e quindi il nostro territorio questo è un problema per tutti“.

Si è detta ‘dispiaciuta’ per lo sgombero, lasciando intuire che l’Amministrazione non ne sapesse nulla. Così l’assessore comunale al welfare Amelia Frascaroli, in un lungo faccia a faccia con i ragazzi del collettivo Labas, ha commentato l’intervento delle forze dell’ordine stamani in uno stabile occupato di via Solferino, dove viveva una trentina di persone. Gli attivisti si sono presentati a Palazzo d’Accursio chiedendo un incontro con l’assessore, che dopo qualche minuto è scesa nel cortile e si è confrontata per circa mezz’ora con gli attivisti. “Sono dispiaciuta quanto voi per quanto è accaduto” ha esordito Frascaroli, dicendosi consapevole che “queste esperienze (le occupazioni, ndr) in questa città stanno creando valore sociale. Noi non ci fermiamo all’illegalità del gesto, quante volte da gesti illegali sono nati percorsi – ha proseguito – ma proviamo a cogliere il segnale che viene dalle occupazioni per costruire un percorso progettuale”. Giustificazioni giudicate solo ‘fuffa’ dai ragazzi del collettivo, che hanno incalzato l’assessore chiedendo conto dei tanti sgomberi fatti recentemente in città. “Gli sgomberi non si decidono qui e non sono solo io qua a gestire queste cose -ha risposto Frascaroli – non voglio dirvi che siete nel posto sbagliato, non me lo fate dire ma dovreste saperlo dove dovete andare”. Alla domanda di un cronista se il Comune fosse stato informato preventivamente dello sgombero, l’assessore ha risposto con un ‘no comment’, aggiungendo che “una risposta su questo la darà il sindaco”. Poco dopo Frascaroli ha lasciato il cortile, mentre gli attivisti gridavano ‘dimissioni, siete inadeguati, ve ne dovete andare’.

“Ancora uno sgombero, ancora famiglie con bambini in mezzo alla strada. Tutto questo tenendo all’oscuro l’istituzione comunale di Bologna e l’assessore competente a prendere in carico minori e famiglie in situazioni di disagio. Da qualche mese a Bologna c’è un clima strano, un clima di tensione e la densità di sgomberi più alta degli ultimi anni”. Così la Coalizione Civica per Bologna, commenta lo sgombero degli appartamenti di via Solferino, in una nota dei portavoce Cecilia Alessandrini e Andrea Avantaggiato. “Ancora una volta – prosegue la nota – si è deliberatamente scelto di ignorare un enorme problema sociale come quello dell’alloggio calpestando non solo i soggetti più deboli coinvolti in questa vicenda ma anche il valore stesso delle istituzioni comunali che sono alla base della convivenza e della cura di una comunità”.

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