Sgomberi. Procura dei minori: “Vogliamo sapere dove vanno i bambini”

pastore

Bologna. 10 set. – Se gli sgomberi delle grandi occupazioni bolognesi alla fine arrivassero il Procuratore dei minori Ugo Pastore avverte: “Vogliamo sapere dove vanno questi bambini“. Alla presentazione del “Libro bianco sulle strutture di accoglienza per minori” il procuratore ha spiegato: “Se i genitori hanno un’opportunità alternativa ce lo dicessero e ci facessero sapere dove vanno a stare i bambini. Se non ci sono alternative, i bambini vanno presi in carico”.

L’ha detto rispondendo a una domanda dei cronisti durante la presentazione del “Libro Bianco sulle strutture di accoglienza per minori dell’Emilia Romagna”. “Non è possibile – ha detto – che si intervenga, si faccia uno sgombero, si mettano in mezzo alla strada delle famiglie e dei bambini e noi di loro non sappiamo niente. Io per la mia competenza mi devo occupare dei bambini ed è evidente che sono legati ai loro genitori, ma io posso soltanto intervenire pretendendo un intervento di protezione per i bambini ed è quello che io faccio”. Pastore ha spiegato che la procura dà delle direttive a tutte le forze dell’ordine e queste, per ogni intervento che coinvolge minori in situazione precaria, devono comunicarlo all’ufficio. “Stessa cosa abbiamo fatto con i servizi sociali che ci devono comunicare quando intervengono per prendere in carico dei bambini. Queste comunicazioni avvengono – ha concluso – anche perché quando non sono avvenute ci siamo fatti sentire”.

Pastore è stato il promotore e l’ideatore del sistema di raccolta dati sulle comunità GECO, reso necessario dell’obbligo di legge del monitoraggio semestrale delle strutture di accoglienza per minore.
Da questi dati, raccolti con accertamenti della Polizia Municipale, è nato il Libro Bianco. I dati presentati sono quelli fino al 2013 e mostrano una prima immagine dei bambini e ragazzi affidati alle comunità.

Si tratta di un numero in costante aumento “e questo denota l’aumento del malessere dal punto di vista sociale”, afferma Ugo Pastore.  Bologna è di gran lunga la provincia che accoglie più minori: ne ha 1.015.  Oltre la metà dei 2.572 minori ospitati nelle comunità dell’Emilia-Romagna sono stranieri (52%). Si tratta prevalentemente di maschi e ci arrivano o perché in situazione di disagio famigliare (19,8%) o perché stranieri non accompagnati (15,9%). Ci rimangono in media poco più di un anno (368 giorni): quasi un minore su due lascia la comunità senza autorizzazione.

“Ci sono i ragazzi siriani che in genere si allontanano abbastanza presto per dirigersi verso altri paesi”, racconta Gino Passerini responsabile del servizio Politiche famigliari, infanzia e adolescenza della Regione Emilia-Romagna. “Il problema- spiega Pastore- è’ dare loro una prospettiva al raggiungimento della maggiore età, quando ogni sostegno viene meno.

Poi c’è il fenomeno dei ragazzi albanesi che possono entrare senza visto e che in molti casi vengono accompagnati fino all’Italia dalle stesse famiglie e poi lasciati a carico dei servizi. “Forse non tutti sono non accompagnati”, ammette Gino Passerini, responsabile del servizio Politiche famigliari, infanzia e adolescenza della Regione Emilia-Romagna. “Pare che a volte questi ragazzi siano accompagnati da famigliari che vedono nel nostro sistema maggiori opportunità. In alcuni casi le forze dell”ordine sono intertenute per fermare questo traffico”. Ugo Pastore, procuratore della Repubblica per i minorenni dell”Emilia-Romagna, spiega che il fenomeno “è già stato segnalato anche al ministero del Lavoro”.
“Ma i ragazzi- assicura ancora Pastore- non traggono beneficio alcuno da questa permanenza, non ne hanno il tempo”. Infatti dai 18 anni devono comunque cavarsela da soli e purtroppo in alcuni casi finiscono per delinquere. “Uno di questi ragazzi è stato recentemente coinvolto in un duplice omicidio legato al clan famigliare”, racconta ancora il magistrato.

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