Sgomberata Villa Adelante. Un occupante con un cavo attorno al collo

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Bologna, 18 giu. –  Sull’orlo del balcone, con un cavo bianco attorno al collo. Così un occupante di “Villa Adelante“, un nigeriano da 4 anni in Italia, sta cercando di resistere allo sgombero della palazzina di viale Aldini, occupata ad ottobre dal collettivo Làbas e Adl Cobas. Insieme a lui c’è un altro ragazzo, attivista del sindacato Adl Cobas, che non vuole lasciare lo stabile e minaccia di buttarsi di sotto. Ci sono anche conseguenze per  il traffico: un blocco di ore e ore del traffico sui viali, con lunghe colonne di auto ferme.

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La Digos e il Reparto mobile della Questura di Bologna hanno dato esecuzione al sequestro preventivo dello stabile abbandonato, sulla base di un provvedimento firmato dal gip Alberto Ziroldi su richiesta del pm Antonello Gustapane. La Digos è entrata nella Villa alle 11, dopo aver aspettato che fosse terminato il presidio del collettivo che da ieri aveva avviato delle ”colazioni” anti-sgombero dalle 6.30 del mattino.
Al momento dell’ingresso della Palazzina, gli agenti di polizia hanno trovato gli occupanti ai piani superiori: in tutto 12 persone: 10 italiani, di cui due ragazzi di 17 anni, e i due stranieri. Tutti saranno denunciati per invasione di terreni.

L’Adl Cobas, su Facebook, riferisce che c’è stata una “violentissima la carica contro il presidio di solidarietà formatosi sotto l’occupazione”. Anche il centro sociale Tpo, sigla vicina a quelle protagoniste dell’occupazione, parla di “cariche”.

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“Riteniamo gravissima la forzatura operata con lo sgombero della palazzina occupata in viale Aldini” hanno commentato Cathy La Torre e Mirco Pieralisi. Pieralisi ha fatto visita agli occupanti durante lo sgombero, come anche il consigliere regionale Igor Taruffi e ieri la stesso era accaduto con Giovanni Paglia, parlamentare di Sel. Ora, a sgombero arrivato, da Sel si sottolinea che nella villa avevano “trovato casa famiglie, studenti, bambini, anziani dando una temporanea risposta alla crisi e all”emergenza abitativa che colpiscono sempre più duramente”. Questo all’interno di uno stabile “lasciato a lungo vuoto dalla holding (Unifica) che ne detiene la proprietà, un luogo oggetto di pura speculazione, come lo sono purtroppo molti altri immobili in città”, sottolineano i due vendoliani.

Tra gli attivisti del collettivo Làbas e il presidente del consorzio Unifica, Gianluca Muratori, c’erano stati alcuni tentativi di dialogo, poi andati in fumo.

Damiana Aguiari e Giovanni Stinco

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