Sette valorosi alla volta di Kingston: il nuovo progetto di Paolo Baldini

 

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13 mag – Dub Files At Song Embassy, appena uscito per La Tempesta Dub, è il risultato finale della spedizione in Giamaica capitanata dal produttore e dubmaster Paolo Baldini: “Con il mio team, composto dagli irrinunciabili Mellow Mood, Davide Toffolo (voce dei Tre Allegri Ragazzi Morti), Forelock (voce degli Arawak) e l’antropologa Mimina Di Muro siamo arrivati nella Song Embassy Yard di Kingston” racconta il produttore ai microfoni di Maps. “Nel giardino del ghetto abbiamo montato uno studio mobile che è rimasto acceso per dieci giorni di fuoco,  durante i quali ha catturato le esibizioni dei cantanti locali”.  L’etichetta discografica, La Tempesta Dub, è nata proprio per questo, per unire le energie caraibiche dei suoi artisti e realizzare progetti di qualità, ma soprattutto per trovare e promuovere talenti emergenti giamaicani.

Il progetto Dub Files nasce nel 2013 negli studi di registrazione di Pordenone dove Baldini crea al mixer versioni dub (strumentali) di produzioni del suo team e diversi cantanti si cimentano al microfono con interpretazioni alternative degli stessi riddim.  I video che documentano le registrazioni in studio, dopo un ottimo riscontro di visualizzazioni su YouTube, diventano un album, il primo DubFiles, pubblicato nell’ottobre 2014. Questa volta Paolo Baldini modula e orchestra i riddim (le basi strumentali), accompagnando le performance dei talenti giamaicani che si alternano ai microfoni. Soundsystem all’aperto, in tempo reale: “La scelta della presa diretta è fondamentale perché si inneschi la magia tipica del progetto dubfiles“, spiega Baldini: “il dubmaster organizza la base e crea il tessuto ritmico e tonale sul quale si canta e si interagisce con lui”.

Le parole dei testi sono tinte di passione ed evocano i temi storici dell’oppressione (e repressione) del popolo giamaicano; le immagini del documentario (in uscita a giorni) offrono una prospettiva discreta ma inequivocabile che mostra sguardi fieri e voci ferme: “Hanno tutti un loro repertorio e anche se le canzoni erano già scritte prima sono state legate ai quei riddim solo in quella circostanza, ed è lì che si è creato qualcosa di esclusivo. I cantanti come aspirazione sono tutti professionisti“, aggiunge Baldini,  “anche se le circostanze della vita e le difficoltà del ghetto li portano a fare i lavori più disparati”.

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Il resto è storia recente, anzi recentissima visto che poche settimane fa proprio nella Yard di Song Embassy e all‘Università West Indies di Kingston Baldini e i suoi sono stati accolti per la anteprima ufficiale del disco, celebrati in un contesto ufficiale dove anche i cantanti hanno ricevuto il loro meritato riconoscimento, e il progetto coltiva la speranza che molti di loro possano in futuro essere conosciuti e apprezzati in Europa.

Le registrazioni risultano sporche di realtà, e per questo straordinariamente vere. “Un bordello totale”, sorride il produttore “dal punto di vista dell’audiofilia era tutto sbagliato, ma così puoi pensare di trasportare nel nastro o nell’hard disc qualcosa che non si può creare in laboratorio“.

Il materiale raccolto viene riportato negli studi di Alambic Conspiracy di Pordenone e sottoposto al lavoro di post-produzione: vengono pulite le tracce e aggiunte backing vocals. “Quella che prima era solo un’intuizione si è rivelata un’idea vincente”. Ed è cosi: il risultato è un disco che sembra registrato in studio ma conserva intatta l’energia e la potenza delle esibizione live.

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