Sette arresti tra gli anarchici FAI. Accusati anche del pacco bomba a Sergio Cofferati

Bologna, 6 set. – Sono dieci, fra attentati e pacchi-bomba in tutta Italia, le azioni della Fai (federazione anarchica informale) attribuite, a vario titolo, alle sette persone arrestate dopo un’indagine della Digos di Torino. Tra questi anche il pacco destinato nel 2005 all’allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati.

L’operazione della polizia Scripta Manent ha individuato Torino come base della Federazione Anarchica Informale. A partire dal 2003 la ‘Fai’ ha rivendicato una cinquantina di azioni. Ci sono stati i pacchi-bomba ai politici (Romano Prodi, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati), alle forze dell’ordine (la questura di Lecce, la sede dei carabinieri del Ris a Parma, la polizia municipale a Torino), ai giornalisti, a Equitalia, ad alcune aziende private. E c’è stato l’attentato a Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo, ferito a Genova nel 2012. Campagne contro “le strutture del potere”, i Cie, le nuove tecnologie, la ricerca sul nucleare. Rivendicate talvolta da sigle irriverenti: Comitato Pirotecnico, Rivolta anonima e tremenda, Cooperativa artigiana fuoco e affini.

Tra gli arrestati, segnala il Resto del Carlino, ci sono anche tre persone che hanno vissuto a Bologna poi trasferiti in Piemonte.. Sono i pescaresi Danilo Emiliano Cremonese, 39 anni, e la compagna Valentina Speziale, 38, e il napoletano trapiantato a Roma Marco Bisesti, 32, arrestati nel 2005 per gli ordigni incendiari messi due anni prima nei cassonetti sotto casa di Romano Prodi, allora presidente Ue. La digos e la Procura di Bologna hanno indagato su di loro, fin dalla campagna ‘Santa Claus’ contro Prodi e altre istituzioni europee e le pentole esplosive di via di Terribilia del 2001. Ma nel 2010 il gup Pasquale Gianniti ha prosciolto e tutti e quel verdetto, non appellato, è nel frattempo diventato definitivo. Pochi giorni dopo gli arresti erano stati tutti scarcerati dal Riesame, con il relativo strascico di roventi polemiche, e la libertà fu confermata in Cassazione.

Tra le perquisizioni è stato coinvolto anche un uomo C.T. residente a Poggio di Badi, frazione di Castel di Casio. Il gip Ricci ha però respinto per lui la richiesta di custodia cautelare e resta indagato a piede libero. Sia lui che i tre arrestati non sono più attivi da tempo a Bologna.

 

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