Sequoyah Tiger, “una ricerca sulla vocalità in formato canzone”

22 gen. – Sequoyah Tiger è Leila Gharib, musicista, designer e performer di Verona. Dopo l’esperienza nel trio indie-rock Bikini the Cat e parallelamente al lavoro col colletivo di performing arts Barokthegreat, Leila ha dato vita a questa sua nuova emanazione musicale: “Sequoyah Tiger è un progetto nato formalmente circa due anni fa – spiega Leila Gharib ai microfoni di Cotton Fioc – anche se sono almeno cinque anni che sto lavorando ai suoni di questo progetto. Dico progetto perché include anche delle variazioni disciplinari: nei live è presente anche la danza, lavoriamo molto sui video, sugli artwork. È un progetto che sottolinea principalmente la voce: è una ricerca sulla vocalità in formato canzone”. In occasione della sua trionfale data bolognese al Covo Club di venerdì scorso abbiamo avuto il piacere di intervistarla ed ospitare un piccolo set live nei nostri studi che potete ascoltare nel podcast in calce.

“Lavorando con la danza, la musica a volte deve lavorare un po’ per sottrazione: quindi non c’è questa totale libertà della forma canzone, dove l’attenzione è spostata solo sul suono e sulla musica”, racconta Leila. “Dopo molte esperienze in relazione col gesto coreografico avevo bisogno di provare anche a misurarmi nuovamente con la canzone. È stata proprio una necessità. Il live avrà un andamento drammaturgico grazie alla presenza di Sonia, danzatrice e coreografa: insieme abbiamo costruito traccia per traccia tutto il live set, questo per dare una qualità visiva all’esecuzione che, se da una parte è poco suonata, essendo molto elettronica, dall’altra la vocalità è spinta al massimo. E anche la fisicità dei corpi cerca di riportare il suono anche visivamente”. Sonia Brunelli, coreografa e danzatrice con base a Verona e Forlì che la accompagna sul palco e con la quale aveva dato vita dieci anni fa a Barokthegreat, aggiunge: “Abbiamo fatto una selezione per la scaletta, non tutti i brani potevano essere danzati”, precisando che “alcune canzoni hanno subito delle modifiche rispetto al disco, degli ampliamenti di parti ritmiche. Ci sono intro e code, è un set nel quale non ci sono pause”.

Lo scorso ottobre Sequoyah Tiger ha pubblicato sulla celebre etichetta tedesca Morr Music Parabolabandit, il suo esordio ufficiale sulla lunga distanza, già disco del 2017 per il sottoscritto. un album che in occasione dell’annuncio della sua vittoria della cinquina della settimana presentavamo così:

La poliedrica artista Leila Gharib ci aveva già impressionato con l’Ep Ta-Ta-Time, uno dei più dirompenti esordi elettronici dello scorso anno. Sequoyah Tiger è ritornata la scorsa settimana con Parabolabandit, debutto sulla lunga distanza nel quale compone, produce, canta, suona, cura coreografie ed iconografia per quello che – ad oggi – risulta essere uno dei progetti più ambiziosi ed al passo coi tempi della scena italiana: non a caso il disco è stato pubblicato dalla berlinese Morr, label che ha largamente contribuito nell’ultimo quarto di secolo a modellare quelle sonorità e quegli stilemi dell’indie-elettronica europea che Leila ha fatto suoi, riuscendo ad amalgamarli con le evidenti influenze d’oltreoceano (Animal Collective fra tutti) ed un’innata propensione per atmosfere dilatate à la Beach House. Arte performativa? Pop d’avanguardia? Di sicuro siamo di fronte ad un’esploratrice del suono, del movimento, del pop e dei sensi che – citando l’entusiastica recensione di Rockit – riesce a «ridarti fiducia nel potere dell’arte, e scusate se è poco».

Com’è nata la collaborazione con Morr? “Ho scritto via e-mail a Thomas”, racconta Leila. “Seguivo già Morr Music, mi sembrava fosse un’etichetta dove la vocalità e la sperimentazione nell’elettronica – ma anche nella timbrica acustica – potesse avere un equilibrio ed uno spazio per agire abbastanza libero rispetto ad altre label. È un’etichetta con un’identità molto forte”, conclude Leila.

Le coordinate sonore di Sequoyah Tiger spaziano dal pop ipnagogico degli anni Zero ai vocal groups degli anni Cinquanta: “Panda Bear è stato uno dei miei ascolti fondamentali, soprattutto per la voce ed il movimento melodico. Ovviamente anche gli Animal Collective” prosegue Leila. “Ho ascoltato molta musica anni Cinquanta, dai Platters ad Andrews Sisters: mi piacciono molto le vocalità e le armonie di quegli anni. Tendo ad avere un ascolto molto dettagliato sugli strumenti più che su degli artisti particolari, quindi mi focalizzo molto sul suono del rullante, il suono della chitarra: questo mi serve anche per la produzione del disco e la scelta dei suoni”.

Leila Gharib si è occupata a 360° del progetto: oltre al songwriting, la coreografia, lo styling e la produzione dei brani ha disegnato a pennarello tutti gli artwork delle proprie uscite discografiche e diretto i videoclip, contraddistinti da una grana analogica: “Il Vhs è nato all’inizio come idea del suono diretto, cioè come effetto: avendo in casa delle videocassette, ed essendo affascinata da quell’estetica e da quella grana, abbiamo provato ad utilizzare questa tecnica della sovrascrittura su Vhs che genera rumore artigianale. L’estetica delle nostre maglie, l’immaginario sportivo, lo abbiamo scelto per il design, le forme, i colori”.

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