Sel Emilia-Romagna. C’è l’ipotesi commissariamento

sel-bandiere

Bologna, 14 apr. – Non c’è pace per Sel. Le dimissioni della coordinatrice regionale Elena Tagliani hanno reso evidente una situazione che non è certo nuova per i vendoliani dell’Emilia-Romagna. Un conflitto che corre sul filo dell’alleanza con il Pd, con il continuo confronto-scontro tra chi con i democratici vuole mantenere un rapporto organico e chi invece potrebbe prendere in considerazioni anche altre strade politiche. Una spaccatura che sembra difficilmente ricomponibile dopo le dimissioni della coordinatrice, figura di mediazione che solo pochi mesi fa ha traghettato il partito verso il rinnovo dell’alleanza con i democratici.

Per l’occasione la spaccatura si è manifestata col voto di sabato per il rinnovo del coordinamento regionale. Dopo le dimissioni di 3 componenti su 7 del coordinamento, Tagliani ha presentato come previsto una proposta di mediazione. Proposta che è stata bocciata (“inaspettatamente”, dicono alcuni) da 24 componenti dell’assemblea. A favore 21. Uno scarto di soli tre voti, poco considerando gli assenti e il fatto che l’assemblea è da tempo divisa quasi specularmente in due. Ma tanto è bastato ai vincitori della giornata – l’area che fa capo all’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti – per mandare un segnale politico forte e convincere Tagliani a togliere il disturbo di fronte ad una sfiducia che non è stata messa certo nero su bianco ma che da tutti è stata giudicata implicita nelle cose. Cosa succederà ora nel partito non si sa. Saltata la figura di mediazione capace di unire i due schieramenti, sono in molti ad avere dubbi sulla possibilità di trovare un nuovo nome condiviso. L‘ipotesi commissariamento è sul piatto.

“La mia esperienza mi dice che il commissariamento è sempre devastante ed è una soluzione da evitare – spiega Guido Pasi, presidente dell’assemblea regionale del partito – Di fronte a noi ora c’è la soluzione del compromesso, quella del congresso e quella della maggioranza di sabato che potrebbe anche decidere di assumersi la responsabilità di governo. Sono queste le scelte che abbiamo davanti”. E c’è anche chi vede in Pasi, votato presidente dell’assemblea all’unanimità solo pochi mesi fa, la figura capace di salvare il partito e tenerlo assieme durante il prossimo periodo di transizione.

“Si è messa in discussione la debolezza della guida politica e dell’azione del coordinamento regionale che, di fatto, è azzerato da mesi”, ha scritto il consigliere comunale Lorenzo Cipriani su facebook parlando dell’assemblea di sabato e delle dimissioni di Tagliani. Nessuna sfiducia sulle idee dunque, o su specifiche posizioni, quanto piuttosto una bocciatura sulla capacità di azione e mediazione politica. “Il partito è diviso, lo sappiamo. Tentare di risolvere la questione non facendo nulla è stata la cosa più sbagliata da fare. Purtroppo in politica essere generosi non vuol dire automaticamente avere la capicità di guidare un gruppo”, dice un altro partecipante all’assemblea di sabato.  Un’interpretazione non condivisa da tutti. “Quello di sabato è stato un attacco strumentale – dice un altro dei presenti – Abbiamo visto un voto di puro posizionamento politico, e hanno vinto quelli che col Pd vogliono starci senza se e senza ma, e che forse hanno voluto mandare un segnale direttamente a Nicola Fratoianni“. Il coordinatore nazionale di Sel era presente alla riunione di sabato scorso, “e non stato certo una figura sopra le parti”. Il voto, secondo questa lettura, non avrebbe allora colpito solo la coordinatrice, ma direttamente il vertice nazionale di Sel e la sua linea di rottura verso il nuovo corso del Pd renziano.

Bastano alcuni passaggi della lettera in cui Tagliani ha annunciato le dimissioni a far capire le dimensioni della spaccatura. “Se il compito di chi coordina un partito è quello di ridimensionare e relegare in un angolo chi ha il potere di inquinare il democratico dibattito interno, allora ammetto e riconosco la mia sconfitta; se invece si intende ancora la politica come servizio allora posso dire di sentirmi vincitrice”. Accuse pesanti da parte delle coordinatrice uscente che nella missiva parla di “trame“, “tranelli“, di correnti organizzato dal peso ormai “insostenibile” e di dirigenti di Sel (non si fanno i nomi) “il cui unico scopo sembra quello di piazzare pedine e conquistare posizioni, come se la politica fosse solo un gioco di guerra permanente”.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.