Sel al bivio. Sabato ultimo tentativo di mediazione

foto flickr Steven Vance CC BY 2.0 Bologna, 10 sett. – “Sabato 12 settembre alle 10 ho convocato i coordinatori provinciali per capire come terminare il commissariamento e arrivare a una proposta unitaria”. Ultima chiamata per ricomporre la frattura che in Emilia-Romagna ha spaccato in due Sinistra ecologia e libertà. Se alla riunione convocata dal commissario di Sel Paolo Cento non si troverà un accordo di massima, l’unica via sarà quella del voto. Con tutte le probabili conseguenze del caso. Muro contro muro tra le due anime del partito, quella dell’alleanza di ferro col Pd da una parte e quella che guarda ad una possibile alternativa di sinistra dall’altra. E poi conta finale per scegliere il nuovo coordinatore regionale.

Tra l’altro in un momento quanto mai di transizione per i vendoliani. In pochi mesi Sel potrebbe trasformarsi radicalmente, e per questo Cento, subentrato alla dimissionaria Tagliani, chiede di trovare una soluzione unitaria che “garantisca il dibattito, l’autonomia dei territori che andranno alle amministrative, e una relazione stretta tra il dibattito locale e le scelte che verranno fatte a livello nazionale”.

Una mediazione non facile, visto che in tutta la regione i circoli di Sel sono in fibrillazione. Il tema, naturalmente, è quello dell’alleanza col Pd e delle prospettive future. Se a Ravenna il divorzio col Pd c’è già stato, a Bologna un importante circolo del centro città chiede con forza di guardare a sinistra e non più ai democratici, alleati di sempre sotto le Due Torri.

“All’epoca contestai il commissariamento, a mio giudizio una misura disciplinare e di autorità imposta dal nazionale”, spiega invece l’assessore regionale Massimo Mezzetti, da sempre a favore dell’alleanza di governo col Pd e evidentemente scettico sulla possibilità di trovare una prospettiva condiva. “Un provvedimento – ragiona Mezzetti – che non ha sortito nessun effetto e così sono scaduti i termini, ora riprenderemo il discorso dove l’abbiamo lasciato, dovremo eleggere un nuovo segretario regionale all’interna della nostra assemblea”.

Mezzetti non è l’unico che ritiene l’incontro di sabato un passaggio obbligato ma per nulla risolutivo. Il contesto è complesso. Accanto alle grandi manovre nazionali di tutte le formazioni alla sinistra del Pd, fuoriusciti dem compresi, c’è la questione delle elezioni amministrative: nel 2016 si voterà a Rimini, Ravenna e soprattutto a Bologna.

Se dovesse scegliere un modello europeo Cento sceglierebbe quello di Barcellona, “di rottura”, dove l’attivista anti-sfratti Ada Colau ha conquistato la città con una coalizione di sinistra.

Al modello Barcellona sta guardando Federico Martelloni, membro della presidenza nazionale di Sel e tesserato del circolo bolognese Gian Maria Volontè. Proprio il circolo di Martelloni potrebbe essere il prossimo a prendere posizione sulle future amministrative cittadine e magari, dicono alcuni, allinearsi a quanto già deciso nel circolo Marcella Di Folco: basta alleanza col Pd e apertura a sinistra per una coalizione cittadina di alternativa.

“A Barcellona gli attivisti diventano sindaci, a Bologna invece sono colpiti dal divieto di dimora”, sbotta Martelloni prima di bocciare il renzismo, a livello nazionale e locale. “Ho l’impressione che il Pd sia costretto a scontrarsi con i segmenti della società che più hanno confidenza col tema dei beni comuni. Penso alle maestre: che livello di frizione c’è tra l’amministrazione bolognese e le sue insegnanti? “. “Sel – continua Martelloni – non può ridursi a fare la ruota di scorta del Pd, è una prospettiva rinunciataria che ha stancato molti”. A dimostrazione della sua tesi il vendoliano porta come esempio il suo circolo, che in pochi anni ha perso metà degli iscritti, “colpa delle incertezze di tutti noi”. Per questo, continua Martelloni: “Bisognerebbe aprire una discussione pubblica a Bologna. Credo che un grande momento di ascolto potrebbe riservare sorprese anche dal punto di vista della leadership”.

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