Longhena. Il Comune vuole cambiare, le maestre no: “Resti un bene comune”

scuole-longhena-bologna-via-casagliaBologna, 18 nov.  – Da una parte le esigenze del nuovo quartiere Porto-Saragozza, dall’altra quegli insegnanti e genitori che vogliono mantenere, nei fatti e nelle regole, lo status di “scuola di città” per le primarie Longhena. Sulle “scuole più belle del mondo”, come le chiamano i genitori che hanno deciso di mandare lì i loro bimbi, infuria il dibattito. Molte insegnanti non hanno preso bene la notizia, data pochi giorni fa in assemblea, di un imminente ampliamento della quota di posti riservata ai bimbi del quartiere. L’idea è quella di portarla dall’attuale 50% ad un 80%, facendo così scendere al 20% (15 su 75 posti) la quota aperta appunto al resto della città.

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Un’esigenza di cambiamento che nasce da problemi concreti. Già nel 2014 15 bimbi dell’allora quartiere Saragozza rimasero fuori dalle Longhena. Lorenzo Cipriani, presidente del nuovo maxi quartiere Porto-Saragozza, fa notare come nel suo territorio l’anno prossimo ci saranno più bimbi che banchi, uno squilibrio strutturale che potrebbe non essere colmato a brevissimo nonostante tutti gli sforzi e le classi in deroga che saranno create. “L’emergenza per noi è grande, e la questione Longhena per noi si inserisce dentro questo quadro”. E quindi braccia aperte all’idea del Comune di Bologna di dare più spazio ai bimbi del quartiere (nel frattempo cresciuto) in una scuola che storicamente è sempre stata considerata la scuola di tutta la città.

C’è però chi resta contrario. Marzia Mascagni, insegnante in via Casaglia, chiede che la scuola resti aperta a tutti. “Come insegnanti e come genitori – dice Mascagni – siamo convinte che le Longhena debbano restare aperte ai bimbi di tutta la città, parliamo di una scuola particolare in mezzo al verde dei colli e inserita nel parco del Pellegrino. Vogliamo che resti un bene comune per tutti i bolognesi, anche perché stiamo parlando dell’unica scuola del genere sul territorio comunale, non c’è nulla di simile”. Anzi per Mascagni, referente di plesso alle Longhena, bisognerebbe “tornare indietro a prima della delibera del 2009 che riservava il 50% dei posti agli alunni del Saragozza e l’altra metà a quelli del resto della città, era una scuola libera, senza riserve di posti e ci venivano davvero bambini da tutta la città”.

Tenta una soluzione di mediazione il consigliere Pd Francesco Errani. Errani difende l’idea delle Longhena come scuola di città ma prende anche atto del problema di posti del nuovo quartiere Porto-Saragozza. “Questa nuova ripartizione credo sia un passo indietro, poi capisco le preoccupazioni dell’assessore e del presidente di quartiere, per ragioni organizzative e per dare risposte all’utenza del Porto Saragozza, ma c’è il rischio di fare un passo indietro per Bologna dal punto di vista educativo”. Poi la proposta: “Se possibile, all’interno della delibera di Giunta in arrivo, credo sia giusto (almeno) prevedere la possibilità di ‘riaprire’ la scuola ai bambini della città in futuro, riportando la percentuale al 50% una volta terminate ad esempio le nuove scuole Carracci e risolto il problema organizzativo per il Comune”.

“Una volta costruiti il Polo Carracci e il Polo scolastico dei Prati di Caprara sono disponibile a questo ragionamento – spiega Cipriani – ma prima abbiamo bisogno di edilizia scolastica”. Cipriani sottolinea anche come “non ci sarà stradario per Longhena, l’istituto resterà aperto a tutto il nuovo quartiere, e parliamo di un territorio da dove storicamente arriva l’80% dei bimbi che frequentano via Casaglia”. Insomma, per il presidente di quartiere si tratta di un adeguamento necessario visto anche che il quartiere Saragozza, interessato dalla vecchia delibera che fissava le quote, non esiste più.

Favorevole alle modifiche anche la senatrice Pd Francesca Puglisi, che però propone di fare “un tagliando” alla futura delibera di giunta un anno dopo la sua entrata in vigore. “E attenzione – sottolinea Puglisi – fissare una quota per i bimbi fuori quartiere al 20% non significa escluderli, ma garantire loro dei posti. Altrimenti rischierebbero davvero di rimanere fuori”.

Infine c’è la posizione della preside delle Longhena Giovanna Facilla, già sotto i riflettori mediatici per aver tentato di eliminare le lezioni all’aperto. “Io introdurrei la quota del 100% dei bimbi del quartiere, troppe famiglie del quartiere scelgono Longhena come prima opzione e poi rischiano di vedersi negare anche la seconda opzione nella scelta dei figli. A questo punto – ha spiegato al Corriere di Bologna- facciamo entrare solo i bambini del Porto-Saragozza”. Per ora però la sua sembra una posizione isolata. Il prossimo 23 novembre, dopo le elezioni dei rappresentanti per il consiglio di istituto, i genitori hanno deciso di convocare una riunione interclasse per scrivere, assieme agli insegnanti, un documento da presentare a Comune e quartiere.

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