Scuola di classe. Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno

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Una classe dei primi anni 40 nella ricostruzione dello Scotland Street School Museum (ph. flickr CC BY 2.0)

22 nov. – Ai tempi di Don Milani la scuola italiana si preoccupava di sancire le differenze sociali lasciando passare solo i più “meritevoli”, e cioè i ragazzi e le ragazze provenienti da famiglie con un sufficiente capitale culturale ed economico. Sono passati quasi 50 anni dai ragazzi della scuola di Barbiana e dalla loro “Lettera a una professoressa”. Oggi il titolo di studio, il cosiddetto pezzo di carta, tendenzialmente non si nega più a nessuno, ma la scuola tutto sommato non è cambiata. Perché continua a non preoccuparsi abbastanza dei ragazzi che avrebbero bisogno di colmare i loro gap rispetto a chi in classe ci arriva con già tutte le risorse culturali, sociali e relazioni necessarie per avere successo nella vita. Insomma, scuola di classe era, scuola di classe è. E’ la tesi di Roberto Contessi, autore di “Scuola di classe. Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno” (editori Laterza). Ecco l’intervista a Boulevard.

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