Scuola. Quando la legge non è dalla parte dei bambini

Bologna, 5 mag – La storia che stiamo per raccontarvi, se non fosse vera, potrebbe essere la sceneggiatura di un film surreale sul sistema scolastico italiano. La scena si svolge in un paese dell’Appennino bolognese. In montagna, si sa, i supplenti sono rari come caprioli albini: sono paesi difficili da raggiungere e quindi le graduatorie degli istituti comprensivi non sono affollate di aspiranti docenti provenienti da ogni angolo della penisola come accade in pianura o in città. Per questo motivo, poco importa precisare in che comune si svolge la nostra storia: Castiglione dei Pepoli, Valsamoggia o Grizzana Morandi: scegliete voi.

All’inizio dell’anno scolastico, nel settembre scorso, la segreteria dell’istituto ha iniziato a rastrellare le graduatorie per coprire il grande numero di posti di insegnanti vacanti. In più, quest’anno, la maestra di seconda elementare, l’unica di ruolo sulla classe, è andata in pensione dopo anni di onorato servizio. Bisogna quindi sostituirla. Come se non bastasse, anche la supplente precaria che l’anno precedente aveva insegnato in prima, quest’anno andrà in maternità. E così, sono due le maestre da trovare per i bimbi di seconda.

Nel giro di qualche settimana, grazie anche a movimenti interni all’istituto comprensivo, preside e segreteria riescono a trovare una docente. Per l’altra, invece, si fatica di più. Bisogna chiamare l’avente diritto, aspettare che risponda e, in caso di risposta negativa, chiamare la persona che si trova nella posizione successiva della lista. Intanto il tempo passa, le graduatorie vengono aggiornate, e inizia l’autunno. E così la segreteria finalmente assegna la cattedra ad un’avente diritto. Sorge però subito un problema: la maestra in questione, residente in una regione molto distante dal paesino montano bolognese, accetta sì il contratto annuale, ma fa sapere che non riuscirà a trasferirsi al nord e inizia a presentare certificati su certificati. Morale della favola, pur essendoci formalmente chi si dovrebbe occupare di loro, gli alunni di seconda sono ancora senza insegnante. Nelle numerose ore buche, a volte vengono divisi nelle classi della scuola, altre è l’insegnante di un’altra classe che li sorveglia.

Alla fine di novembre, dopo altre settimane di telefonate, attese di risposte, risposte negative, una persona dice sì e accetta un contratto per “supplenza breve e saltuaria“. In sostanza dovrà sostituire la supplente avente diritto per il tempo necessario. E’ qui che la storia si trasforma in quasi tragedia. La supplente della supplente infatti non è molto esperta di insegnamento. Non più giovanissima, la docente ha solo 12 punti. Chi se ne intende (come il sito Orizzontescuola, una sorta di Bibbia del docente precario) sa che 12 punti si raggiungono con una supplenza di 6 mesi. Per raccogliere 2 punti, il minimo, bisogna lavorare 16 giorni o più. In altre parole, l’esperienza della docente era quasi nulla. Negli ultimi anni, poi, forse perché abbandonato il sogno di trovare un impiego stabile nella scuola, aveva fatto un’altra scelta, ed aveva iniziato a lavorare in fabbrica.

E’ qui che la preoccupazione dei genitori per il futuro dei propri figli rischia di trasformarsi in rivolta. C’è chi minaccia di non mandare più i figli a scuola, con tutto ciò che ne consegue. Dopo mesi di incontri tesi e maldipancia serali, di conversazioni telefoniche e di chat roventi su whatsapp, il preside vicario dell’istituto (ah, nell’istituto comprensivo montano anche il preside è a mezzo servizio, essendo distaccato per un paio di mezze giornate a settimana dalla sua scuola di città, ndr) decide di correre ai ripari. A convincerlo è stato un incontro molto duro con Matteo, il rappresentante dei genitori che, quaderni dei figli alla mano, ha mostrato il disastro a cui stavano andando incontro i bimbi di seconda. “In un mese e mezzo hanno fatto l’orologio e poi, la mattina dopo, di punto in bianco, la maestra si è messa a fare l’analisi grammaticale. In seconda elementare” scandisce Matteo che sente risalire, dopo settimane in cui si era un po’ assopita, la rabbia.

Ora alla supplente della supplente, il preside vicario ha deciso di affiancare un tutor, con il compito di mettere a punto e rispettare un minimo di programmazione adatta a degli alunni di seconda elementare. Salvare il salvabile è l’ordine di scuderia. “Ora abbiamo rimesso l’insegnate sulla giusta carreggiata” dice Matteo, rincuorato dai colloqui avuti con altri insegnanti che hanno assicurato che “la seconda elementare non è una classe così chiave nella formazione dei nostri bambini, e quindi i danni generati da questa insegnante, che sono comunque tanti, speriamo si possano ripianare l’anno prossimo con un’insegnante più valido”.

L’amarezza, comunque, non si cancella. “Io credo che lo Stato italiano, il ministero e la scuola abbiano fatto una frittata e abbiano rovinato un anno scolastico ai nostri figli”. E non è sicuro, Matteo, che con la Buona scuola del Governo Renzi, che dovrebbe dare potere ai presidi di nominare direttamente gli insegnanti, le cose sarebbero andate meglio. “Io penso che, come in tutte le cose, sia difficile trovare il bianco o il nero, sicuramente ci saranno delle sfumature. Quindi mi aspetto che in alcune realtà questa riforma possa funzionare e in altre sicuramente no”. Nel caso specifico, Matteo è quasi sicuro che il preside plenipotenziario non avrebbe risolto il problema: innanzitutto perché è comunque difficile trovare insegnanti disposti a lavorare in montagna; in seconda battuta perché il preside vicario ha affidato la supplenza senza prima aver incontrato la docente. “Si sarebbe reso conto che non era all’altezza, e a quel punto si sarebbe potuto trovare lo stratagemma per non affidarle la classe”. Se passerà la riforma, è l’auspicio di Matteo, “il preside deve essere responsabile delle scelte che fa con dei colloqui a monte. Credo che questo sia necessario prima di affidare un compito così delicato“.

L’intervista a Matteo

Il servizio per Popolare Network

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