Scuola. A Bologna pentole e fischietti contro la riforma di Renzi

Bologna, 19 mag. – Pentole, coperchi e cucchiai usati per farsi sentire; bandiere e cartelloni che chiedono al presidente del Consiglio di ritirare il disegno di legge della Buona scuola. A uno di questi sono appesi un paio di slip, che simboleggiano come la scuola sia “in mutande”. Il corteo partito da piazza Nettuno è meno folto del previsto ma molto rumoroso, qualche manifestante si unisce durante il percorso ed arrivano davanti alla Prefettura, in piazza Roosvelt, in circa 300.

Al grido “Renzi le scuole non sono aziende, nulla si compra-niente si vende”, insegnanti, genitori e personale Ata continuano a manifestare, a Bologna, contro la riforma della scuola, sulla quale, domani, è previsto il voto definitivo alla Camera. Ci sono i rappresentanti dei Cobas, Usb, Cgil e Cisl, ma tra loro non mancano gli indipendenti, genitori compresi. “Oltre alla privatizzazione, che mette in gioco il futuro di una scuola democratica- accusa una mamma- il ddl non parla affatto di ciò che sta a cuore a noi genitori: le classi pollaio e la didattica”. Il pomeriggio di protesta ha inizio con un presidio dell’Usb in piazza Nettuno dove pochi insegnanti dicono la loro e cercano di coinvolgere i presenti distribuendo volantini. Un gruppo di studenti, invece, inscena una lezione con una finta lavagna, sulla scia del video di Renzi, spiegando perché sono contrari alla riforma. Poi arrivano tutti gli altri e si mettono in marcia lanciando cori contro il presidente del Consiglio.

I punti più dibattuti, al presidio e al corteo, sono quelli che vengono ripetuti da giorni. Sono tutti d’accordo, i manifestanti, nel dire che l’aspetto più preoccupante del ddl sia l’annullamento della libertà di manovra degli insegnanti, a causa dello strapotere che andrà nelle mani del preside e dell’introduzione di sponsor privati anche negli istituti pubblici. La riforma è “un attentato alla libertà della scuola”, ripetono in molti. “Questo Governo stravolge l’impianto costituzionale, un dirigente che sceglie ogni tre anni chi chiamare ad insegnare sarà condizionato da molti fattori, pensiamo ai territori inquinati dalla mafia. I diritti che fino adesso sono tutelati da contratto, li tutelerà lui?”, si chiede un insegnante di liceo. Poi tante altre perplessità: il rischio che si torni al “pensiero unico” nella scuola, che aumenti la differenza tra scuole di serie A e scuole di serie B, che la scuola pubblica debba dipendere dai privati, che i precari diventino ancor più precari perché non saranno mai titolari di cattedre. Intanto Montecitorio prosegue l’esame del testo e domani iniziaranno le dichiarazioni di voto finale sul ddl. “Un Governo che non rispetta la volontà del popolo che amministra andrebbe cacciato con mazze e bastoni- dice un manifestante citando Pertini- è questo il nostro caso. Lo sciopero del 5 maggio ha avuto un’adesione dell’80%, ma il Governo tira dritto”.(Dire)

Foto e interviste di Clara Vecchiato.

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