Centri estivi. A rischio l’apertura a luglio, trenta maestre non ci stanno: “Non è scuola”

Bologna, 26 mag. – Trenta maestre comunali di scuola dell’infanzia si mettono di traverso e rischiano di far saltare il progetto del Comune di tenere aperte alcune scuole a luglio. Hanno inviato una diffida al Comune di Bologna che vuole impiegarle nei centri estivi aperti in quelle strutture. “Non è il nostro ruolo”, dicono le insegnanti, tutte assunte col contratto enti locali nell’ultimo anno, e che d’estate si troverebbero a lavorare come animatrici.

Tengono a precisare che il problema per loro non è lavorare nel mese di luglio, ma essere chiamate a fare un lavoro che non è il loro. In più l’hanno sentito come una imposizione da parte dell’Istituzione scuola, che vuole gestire direttamente 13 centri estivi all’interno di altrettante scuole comunali dell’infanzia impiegando 150 insegnanti neo assunte col contratto enti locali, mentre l’ammnistrazione aspetta fino al 30 giugno le adesioni delle maestre che hanno il contratto scuola (e che finora sembra stiano disertando l’avviso, valido fino al 30 giugno).

Nei centri estivi, dicono le dipendenti che hanno scritto al Comune, non c’è un progetto educativo-didattico e non c’è nemmeno continuità di rapporto con i bambini. Per questo loro si sentono svilite nella loro professionalità e lamentano di non essere state interpellate nella costruzione del progetto. In più sono chiamate ora a fare un corso di formazione su come accogliere i bambini, cosa che – fanno notare – rientra già nelle loro attività quotidiane a scuola.

“Si sono ritrovate verso la fine dell’anno scolastico con una richiesta non ufficializzata da parte del Comune di attivarsi per condurre i campi estivi”, spiega l’avvocato del lavoro Andrea Pennesi, cui si sono rivolte per indirizzare la diffida al Comune. “Questo non è stato preceduto, come prevede il contratto collettivo di lavoro, da una completa notizificazione alle organizzazioni sindacali e dalla successiva concertazione”, prosegue l’avvocato, che a sua volta sottolinea come alle insegnanti sia stato prospettato di svolgere mansioni che invece riguardano gli operatori dell’infanzia.

Se l’esigenza è dare un servizio ai genitori, meglio piuttosto rimettere in discussione il calendario scolastico, per esempio aprendo prima a settembre, rifelettono le maestre, purché con una concertazione sindacale. In questa vicenda, spiegano, non si sono sentite per niente rappresentate dai sindacati confederali, che inizialmente avevano sottoscritto un’ipotesi di accordo col Comune, poi ritirata.

Per svolgere il servizio nei centri estivi, ai quali sono stati iscritti finora 800 bambini, riceverebbero un indennizzo di 50 euro lorde al giorno dalla seconda settimana, perché la prima rientra nelle settimane lavorative previste dal contratto enti locali, specifica il Comune. I posti disponibili sono 1.400 e il bando rimane sempre aperto, per un servizio che riguarda la fascia d’età 3-6 anni e le settimane dal 4 al 21 luglio.

“Le insegnanti sono state chiamate in 3 assemblee nelle quali è stato loro presentato sia il progetto pedagogico che quello organizzativo”, ha detto la direttrice dell’Istituzione Marina Cesari, che “per rispetto all’istanza presentata, visto che la nostra risposta non è ancora partita”, preferisce non rispondere nel merito alla diffida. Tuttavia precisa che il contratto applicato definisce che operatori dell’infanzia sono le collaboratrici, quelle che a Bologna vengono chiamate “dade” e che la complessità del servizio destinato alla fascia 3-6 anni “è tale da richiedere la presenza di maestre di scuola dell’infanzia”. Quanto alla formazione, Cesari chiarisce che si tratta più che altro di un aggiornamento delle competenze di base delle insegnanti. Infine, sulla questione del coinvolgimento dei sindacati conclude: “Gli incontri ci sono stati, la concertazione è stata esperita”.

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