Scontri davanti alla mensa. Misure cautelari per sette attivisti del Cua

scontri-cua-celere-mensa-novembreBologna 1 mar. – Non finiranno agli arresti domiciliari come avevano chiesto i pm di Bologna Antonella Scandellari e Antonello Gustapane, ma per sette attivisti del Cua (Collettivo universitario autonomo) coinvolti negli scontri di fine ottobre con le Forze dell’ordine davanti alla mensa universitaria di piazza Puntoni, arriveranno comunque delle misure cautelari. A quanto si apprende, infatti, il gip Letizio Magliaro ha depositato oggi l’ordinanza che stabilisce l’obbligo di dimora per uno di loro, mentre per gli altri sei ci sarà l’obbligo di firma in Questura. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli, quindi non si sa ancora come si sia pronunciato il giudice in merito alle ipotesi di reato fatte dai pm, che contestavano agli attivisti, oltre ai tipici reati ‘di piazza’ come resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, violenza privata, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento, anche la tentata estorsione, in quanto, avendo pronunciato, durante una delle azioni di protesta, la frase “O abbassate il prezzo o non facciamo entrare nessuno”, gli studenti del collettivo avrebbero ottenuto un ingiusto profitto, danneggiando altri, tramite la violenza.

Mensa universitaria. La celere carica gli studenti del Cua

Bologna. Manganellate sugli studenti di fronte alla mensa universitaria

“Metti giù il telefono”. Così la polizia ha fermato la cronaca del giornalista

“Senza voler mostrare inutilmente i muscoli – aveva detto il procuratore capo Giuseppe Amato, annunciando l’intenzione di chiedere le misure al Gip – crediamo che una risposta debba essere data e i comportamenti violenti vadano contrastati”.

Le misure cautelari disposte dal Gip Letizio Magliaro per sette attivisti dei collettivi universitari bolognesi e in via di notifica sono per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice non ha invece riconosciuto l’ipotesi di tentata estorsione contestata dalla Procura agli indagati. Al centro dell’ordinanza che dispone obblighi di firma e dimora – e a quanto pare un divieto di dimora – ci sono le proteste in zona ateneo degli scorsi mesi, fino a inizio novembre, per il cosiddetto ‘caro mensa’: durante le manifestazioni, in più giornate, ci furono anche tafferugli tra gli antagonisti e le forze dell’ordine. La tentata estorsione riguardava l’aver fatto capire agli addetti della mensa che se non avessero aderito all’autoriduzione dei pasti, avrebbero bloccato l’accesso.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.