Sciopero senza fine alla Fiera. Boni: “Riduzione dei costi o declino inarrestabile”

Bologna, 30 giu. – Servono soldi per trattenere Eima, altrimenti il futuro della Fiera di Bologna sarà un “declino inarrestabile“. L’ha detto oggi il presidente della Fiera Franco Boni, che invita i sindacati ad un confronto “a tutto campo” sui 123 esuberi. In una nota, il presidente della Fiera ringrazia i soci per l’approvazione del bilancio 2015 e per il sostegno al Cda e alla struttura operativa “nella difficile e necessaria opera di recupero di redditività”. Tra le azioni intraprese c’è anche la procedura di mobilità per 123 lavoratori part time. Il presidente precisa che la riduzione dei costi è necessaria ed elenca consulenze, fornitori, utenze, e anomalie varie (e tra queste il fatto che alcuni servizi interni vadano esternalizzati).  Boni invita allora i sindacati, “che hanno il compito di tutelare il mondo del lavoro, a rendersi disponibili a un confronto, nelle sedi appropriate, a tutto campo”.

I lavoratori della Fiera però pare non vogliano scendere facilmente a compromessi.E per questo sono pronti ad esserci in ogni occasione pubblica che conti per far sentire la loro voce e la loro rabbia per la decisione del cda di avviare la procedura di mobilità. Così hanno deciso all’assemblea tenuta oggi in Fiera. Si comincia domani e l’intenzione è guastare la festa in Regione, dove il presidente Stefano Bonaccini e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti presenzieranno ad un incontro sulla valorizzazione del lavoro nella cooperazione. Un titolo che ai lavoratori dell’expo suona piuttosto beffardo. Si tratta della prima di un pacchetto di iniziative in parte da definire, ma per le quali l’assemblea, praticamente all’unanimità, ha dato un mandato in bianco ai sindacati, (presenti oggi Cgil, Cisl, Uil, Usb e Sgb) che potranno gestire un pacchetto illimitato di ore di sciopero. Sicuramente l’intenzione è presidiare l’Assemblea legistrativa e il Consiglio Comunale (come annunciato saranno alla prima seduta prevista per l’11 luglio).

Tiziana Brancato è una delle lavoratrici part time a cui è arrivata la lettera di mobilità, che ammette “Sì, è vero siamo un’anomalia, ci siamo sempre rifiutati di essere esternalizzati”.

Ora “Istituzioni e azienda fanno a scaricabarile, ma sono tutti responsabili nella medesima maniera”, scandisce Stefano. “O quelli di prima dicevano delle stupidaggini o quelli di adesso mentono, perché un’azienda che chiude con una perdita di nove milioni nel 2015, non può dire che farà un utile di tre milioni nel 2016″, contesta Luca Taddia della Filcams Cgil, sostenendo che la perdita dichiarata serve a giustificare gli esuberi.
“L’anomalia non è Bologna, come sostiene Boni, l’anomalia sono gli altri quartieri della regione. Questo è l’ultimo baluardo. In ballo non ci sono solo posti di lavoro, ma anche la qualità del lavoro, come recita il patto della Regione”, aggiunge Sara Ciurlia (Cisl). Insomma, pensare di esternalizzare i 123 licenziati con condizioni peggiori contrattuali non è accettabile per i sindacati, se questo fosse il piano dell’expo.
“I soci pubblici sono in conflitto, non possono rivestire tre ruoli diversi in questa vicenda, quello di proprietà, di firmatari di patti e di Istituzioni. La politica ha le colpe maggiori, si è fatta trascinare dai privati in logiche commerciali”, conclude Carmelo Massari della Uil.

 

 

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