Sciopero della fame a staffetta contro la “Buona scuola”

cartellone

Bologna, 8 giu. – Digiuno di protesta contro la “Buona scuola” di Renzi. Oltre al previsto blocco degli scrutini, è partito uno sciopero della fame a staffetta che si protrarrà almeno fino a sabato 13 giugno, ma visto lo slittamento del voto a Palazzo Madama, potrebbe proseguire anche oltre quella data.

La manifestazione si svolge in via De Castagnoli, in largo Respighi all’ombra di un grande albero, il Ginkgo Biloba, e sotto le finestre dell’Ufficio scolastico regionale. Turni che vanno da un minimo di un’ora a 4 durante la notte, 24 ore su 24, per chiedere il ritiro del disegno di legge del ministro Giannini. Banchetti, strisioni, cartelli contro i tagli e la scuola-azienda e un librone dove chiunque può lasciare un commento sulla riforma. Allo sciopero partecipano anche gli studenti e le studentesse e sono previsti molti eventi come performance di writers e poeti, nonchè concerti rap, come quello del rapper Brain della crew Fuoco negli Occhi.

Si tratta del secondo sciopero della fame organizzato a Bologna nella stessa sede. Il primo nel 2011 contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini. All’epoca anche Pier Luigi Bersani, es segretario nazionale del PD era passato a portare solidarietà agli scioperanti in via De Castagnoli e aveva scritto sul librone per i commenti: “Quando toccherà a noi rimedieremo”.

“Parlare di merito per la distribuzione delle risorse – ha detto ai nostri microfoni Nadia Urbinati, politologa e docente della Columbia University di New York che si è unita agli scioperanti – quando esistono condizioni sociali di partenza differenti è una truffa. Questa filosofia ha una visione della società che porta a una rottura dell’uguaglianza di condizioni di cittadinanza. Non m’interessa che sia di centro destra o di centro sinistra. Si tratta di dismissione dello Stato nei settori fondamentali come la scuola, e un domani sarà così anche per la sanità”.

All’ombra del Ginkgo Biloba ci sono anche insegnanti e genitori, come Giulio Cesare Cesari. “Sono qui perchè siamo arrivati al punto di rottura rispetto alla scuola prevista dalla Costituzione – ci ha detto Cesari – l’unico organismo in Italia a realizzare l’ascensore sociale, per non fare in modo che solo i figli dei dottori diventino dottori e i figli degli operai diventino operai”.

di Martina Nasso

 

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