Sciopero a sorpresa al centro pasti Ribò. Coinvolte almeno 40 scuole

cuochi erbosa ribò

Bologna, 18 mag. – Sciopero a sorpresa di due ore nel centro pasti Ribò “Erbosa” di via Gobetti. Dalle dieci e fino a mezzogiorno i lavoratori hanno hanno deciso di incrociare le braccia: 120 minuti di sospensione del servizio che rallenteranno la preparazione pasti per – queste le stime provvisorie di Palazzo d’Accursio – 40 scuole del Comune di Bologna. Coinvolte elementari e materne dei quartieri San Vitale, San Donato, Navile e Porto. Restano garantite, spiegano i sindacati, le diete per i bimbi con esigenze speciali e di salute. Nel centro pasti Erbosa lavorano i dipendenti di Gemeaz Elior, azienda che con Camst ha dato vita al cartello Ribò che si occupa di produrre pasti per la refezione scolastica cittadina.

Si legge in un comunicato di Cgil, Cisl e Uil: “Come lunedì scorso i lavoratori della mensa universitaria gestita sempre da Gemeaz, oggi i lavoratori di Erbosa vogliono denunciare il comportamento di un’azienda sempre più allo sbando: da mesi i cedolini paga non sono corretti, ma soprattutto si lavora perennemente sempre sotto organico, rendendo assai complicato lo svolgimento di tutte le procedure di controllo nella preparazione del pasto. Nonostante ciò, i lavoratori prima di fermarsi, si sono preoccupati che non vi fossero ritardi e problemi relativi all’erogazione del pasto dei bambini affetti da particolari patologie, con diete particolari, comportamento dal quale si può desumere tutto il loro senso di responsabilità. Da mesi le organizzazioni sindcali denunciano tali criticità sia all’azienda che al Comune, in quanto Committente. Basta!”

Ivo Pietribiasi, delegato Cgil nel centro pasti Ribò di via Gobetti: “C’è carenza di personale da quando la Ribò ha preso l’appalto del Comune di Bologna. Il personale in maternità, malattia e infortunio non viene mai sostituito e lavoriamo sempre in fase di emergenza. Nelle ultime buste paga ci sono state poi molte mancanze. Un problema che si ripete dall’anno scorso. Ci hanno detto di portare pazienza, adesso scioperiamo. Torneremo a lavorare alle 12, da quel momento inizieremo la cottura, quindi probabilmente ci saranno dei ritardi”.

“Saranno i lavoratori nella loro piena autonomia a decidere quando scioperare”, aveva detto qualche giorno fa Gaia Stanzani della Filcams-Cgil annunciando “piccoli scioperi in arrivo”. I lavoratori, spiegava la sindacalista, “decideranno nella loro piena autonomia e nel rispetto delle regole perché coperti da una proclamazione unitaria indetta da Cgil, Cisl e Uil”.

Le testimonianze di una lavoratrice e un lavoratore in sciopero.

Aldo Parisi, responsabile del centro pasti Ribò colpito dallo sciopero, parla di un’invito dell’azienda ai sindacati a trattare “per capire i reali problemi”. “I lavoratori parlano di persone non sostituite? C’è solo un caso su tutta Bologna (i lavoratori parlano di 5 persone su 23, ndr), il vero problema è che c’è stato un enorme picco di malattia negli ultimi giorni”. Secondo Parisi i pasti arriveranno nelle scuole “entro le 13.30 con un menù d’emergenza. Di solito tonno, insalata e pasta al pomodoro. Il menù di oggi salta”.

Le reazioni politiche. “Quando si esternalizza un servizio le conseguenze sono di vario genere: in questo caso, quando lavori, non ti pagano o ti pagano meno, o ti sfruttano e ti risponde un call center, cosa devi pensare di chi ti ha messo in quelle condizioni?”, scrive su facebook il consigliere di Coalizione civica Mirco Pieralisi.

“Una situazione che non mi sorprende – commenta Marco Piazza del Movimento 5 Stelle – oggi con un’ora e mezza di sciopero sono stati coinvolti almeno 4 mila bambini, e avendo i lavoratori proclamato 8 ore di sciopero potrà succede di nuovo. Il problema è che il bando del Comune che ha assegnato il servizio a Ribò ha compresso i costi del servizio, e queste sono le conseguenze”.

In qualche scuola le maestre hanno tamponato la fame dei più piccoli, di 3-5 anni, con frutta e biscotti avanzati dai giorni precedenti. I genitori che avrebbero voluto portare delle pizze non hanno potuto farlo perché serve un’autorizzazione, che in tempi così stretti non è stato possibile avere.

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