Schermi touch. Leggiamo di più, leggiamo peggio

Bologna, 14 feb. – Gli schermi touch sono a colori, luminosi, sempre pronti, facili da utilizzare, collegati alla rete, sono oggetti irresistibili per i bambini e i ragazzi e, inevitabilmente, ne hanno modificato anche l’attività di lettura. Secondo Roberta Franceschetti di Mamamò, in onda a Pensatech, “la dimensione interattiva è sempre stata presente nel mondo della narrativa per l’infanzia” e, con l’arrivo dei dispositivi digitali, si è amplificata. “Un nuovo modo di leggere” sintetizza Franceschetti. I ragazzi leggono molto ma leggono su schermo, leggono (e scrivono) sui socia ed è una lettura più veloce, distratta (dalle notifiche), meno profonda, meno attenta.

La riflessione sull’apprendimento tramite gli schermi touch arriva a scuola, dove le ultime direttive del MIUR hanno aperto la porta ai dispositivi personali degli studenti, a fini didattici. Dianora Bardi, ideatrice della Scuola scomposta, sottolinea che manca il senso critico nella comprensione da parte dei ragazzi più giovani. Manca, dice Bardi, “il senso della pazienza della cultura” e gli studenti si limitano spesso a fare “copia incolla” e leggere solo le prime righe dei testi.

Il digitale può però aiutare anche ad avvicinarsi ad alcuni temi, come l’arte. Abbiamo intervistato Federica Pascotto, fondatrice di Art Stories.

      Lettura a schermo-Pensatech-Mamamo

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