Sanità. Duecento assunzioni per abbattere le liste d’attesa

Bologna, 27 lug. – Dieci milioni di euro per reclutare 200 tecnici e infermieri nei settori più critici e, dove questo non sarà sufficiente, a settembre scatteranno le aperture anche nei giorni di sabato e domenica. Così la Regione Emilia-Romagna prova a superare la problematica delle liste d’attesa nella sanità, ma lo fa anche ”mettendo in riga” aziende sanitarie e cittadini. Alle prime nominando per ciascuna un responsabile unico dei tempi d’attesa e delle agende, che per il 50% verrà retribuito se raggiunge i risultati attesi e che, se si sforano i tempi di attesa massimi, dovrà bloccare l’attività in libera professione interna a favore di quella del servizio sanitario nazionale. Ai cittadini stabilendo che chi prenota una prestazione e non la disdice in tempo utile (attualmente lo fanno tra il 15 e il 25% a seconda dell’esame) debba pagare il ticket. Sono queste le principali misure del ”piano” con cui la viale Aldo Moro punta a raggiungere un obiettivo ambizioso: ridurre i tempi d’attesa, entro il 31 dicembre, dai 30 ai 60 giorni per il 90% delle prestazioni (30 giorni per le prime visite e 60 per le prestazioni strumentali).

A giorni, poi, la Regione firmerà due accordi con i privati accreditati per chiedere loro di svolgere un maggior numero di prestazioni a prezzi ”calmierati”, con l’obiettivo di ridurre il fenomeno della “migrazione” in altre regioni, Veneto in primis, e di riportare ”a casa” i sei-sette milioni di euro che gli emiliano-romagnoli pagano ogni anno per effettuare più rapidamente alcuni esami, per lo più Tac e risonanza magnetiche. Solo in Veneto si tratta di un centinaio di prestazioni al giorno in media. Le novità sono state presentate dall’assessore alla Sanità, Sergio Venturi, e dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini.
Le novità del piano presentato oggi dalla Regione Emilia-Romagna per ridurre i tempi d’attesa.

– Un responsabile unico per i tempi di attesa: sarà questa figura a gestire in modo esclusivo le agende e i tempi di attesa, il 50% della sua retribuzione sarà legato al raggiungimento degli obiettivi e avrà il compito, se i tempi d’attesa non rispettano gli obiettivi previsti, di bloccare la libera professione. “Se il numero delle prestazioni in libera professione supera il numero di quelle erogate in regime istituzionale, c’è una legge nazionale che prevede lo stop della libera professione e abbiamo detto alle aziende di controllarlo e farlo”. A questo responsabile sarà affidata anche la gestione delle agende dei professionisti e, grazie al software specifico che la Regione adotterà entro il 30 settembre, potrà avere informazioni aggiornate sempre in tempo reale sulla situazione delle liste e adattare tempestivamente l’offerta.

– Assunzioni ed estensione orari visite: nei settori di maggior criticità si provvederà a reclutare nuovi professionisti, medici ma anche infermieri, per potenziare l’offerta di visite ed esami ed estendere l’apertura al sabato e la domenica, o in orario serale durante la settimana, specialmente dove l’apertura dal lunedì al venerdì non garantisce il rispetto dei tempi d’attesa massimi stabiliti. L’apertura ”straordinaria” scatterà per le prestazioni che a settembre avranno ancora tempi di attesa critici. La Regione investe 10 milioni di euro, che permetteranno di reclutare personale per quest’anno e fino al 31 dicembre 2016. “Se la sperimentazione funziona e l’anno prossimo riusciremo a consolidare questi tempi, alla fine del periodo di sperimentazione andremo a stabilizzare questi medici inserendoli di ruolo negli ospedali”, ha detto l”assessore Venturi.

– Il ”piano” della Regione prevede anche di semplificare il sistema di prenotazione, che sarà unico con un numero verde aziendale (ora è frammentato) e ridurrà i tempi di attesa al telefono ad un massimo di cinque minuti a partire dall’1 settembre. Non solo, si ridurrà la nomenclatura (al momento ci sono troppe voci e troppe diciture, dice Venturi), e si estenderà la possibilità di prenotare (e pagare) online sul sistema di Cupweb per molte più prestazioni rispetto a quanto è possibile fare ora. Dal 2016, poi, si potrà accedere alla piattaforma anche da smartphone attraverso un’apposita app.

Ticket da pagare in caso di mancata disdetta: la Regione ha deciso di ”punire” chi prenota e non disdice (sono tanti, se si considera che le mancate disdette sono tra il 15 e il 25% a seconda delle prestazioni) facendo pagare ugualmente il ticket (per i non esenti ma anche per gli esenti), misura a cui hanno già fatto ricorso, finora, solo il Veneto e la Toscana. Succederà a partire dal 31 dicembre, ma da qui ad allora la Regione farà in modo che questa informazione raggiunga tutti i cittadini e che le modalitàdella disdetta siano messe in chiaro nero su bianco su ogni prenotazione. Verrà poi predisposto anche un sistema di promemoria e recall per le visite e gli esami più importanti. “E’ una misura negativa che andiamo però a prendere insieme a tante altre positive- dice Venturi- Del resto se io non mi presento ad una visita nego il diritto a qualcuno il diritto di usufruire del servizio”. Al contempo, si procederà a prenotare in overbooking, vista la frequenza del fenomeno della mancata disdetta.

– Semplificazione delle agende e accesso diretto ai prelievi di sangue: le agende delle prestazioni di primo accesso saranno strutturate per specialità e non per singolo ambito diagnostico e questo porterà a “semplificare la burocrazia e a evitare la peregrinazione del paziente dal medico di famiglia all’ospedale e poi di nuovo dal medico di famiglia”, dice Venturi, che spiega: “Dopo il primo accesso, le aziende devono farsi carico del paziente e gestire il percorso successivo senza rimandare i pazienti dal medico di famiglia e dal Cup”. Sempre in tema di agende, la Regione ha chiesto alle aziende sanitarie di renderle più trasparenti (con almeno l’80% delle prestazioni fatte negli ospedali che devono essere rese pubbliche) e prevede la creazione di agende di secondo livello. Altra novità è il fatto che sarà garantito, in ogni distretto, l’accesso libero, senza prenotazione, ad almeno un centro prelievi.

– Accordi con i privati per aumentare il numero delle prestazionia prezzi ”calmierati”: Ci sono già due bozze di accordo pronte con l’Aiop e Anisap (“che contiamo di firmare la prossima settimana”, dice Venturi) per ampliare l”offerta garantita dai privati accreditati, soprattuttto per le prestazioni più critiche come risonanze magnetiche e Tac, nell’intento di ridurre la ”migrazione” nelle altre regioni, fenomeno che interessa soprattutto le province di Bologna, Ferrara e Modena. – Accordi di mobilità con le regioni limitrofe: Una misura che verrà tudiata per agevolare i cittadini che abitano nei piccoli comuni al confine tra una regione e l’altra, per razionalizzare gli spostamenti per effettuare una visita o un esame (Dire).

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