Saluti fascisti, reati e falconeria

Ma quale apologia di Fascismo, è stata solo la goliardata di un giovane sprovveduto. Il fasciobomber Eugenio Maria Luppi, quello che non trovò di meglio che esultare sul campo del Marzabotto salutando romanamente e mostrando una maglietta nera con la bandiera della Repubblica di Salò, non ha commesso alcun reato.

Anzi, la Procura gli riconosce, oltre che una ignoranza imbarazzante, persino la buonafede: “Lungi dal voler diffondere o rafforzare l’ideologia del disciolto partito fascista a danno dei valori democratici e costituzionali” scrive la Pm Michela Guidi nella richiesta di archiviazione. E precisamente, cosa avrebbe voluto fare Luppi con quei gesti?

Lui, al culmine dell’ignavia, arrivò persino a dire che stava salutando suo padre in tribuna. Estremo tentativo per mettere una pezza peggiore del buco. La prossima volta gli consigliamo di dire che stava rendendo omaggio alla nobile arte della falconeria italiana come mostrato dalla maglietta e dal braccio teso nel gesto di richiamare il falcone.

Fatto sta che nessun reato è stato commesso secondo la Procura perché “nessun pericolo all’ordinamento democratico può essere riscontrato”. E quindi? Nulla, perché in Italia puoi propagandare le idee fasciste ma non organizzarti per metterle in pratica. E in assenza di un reato specifico di stupidità, il “povero” Luppi può continuare a salutare il padre in tribuna con il braccio destro più o meno teso.

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